mercoledì 27 agosto 2008

Rimini 25 agosto, Assemblea nazionale di Rete Italia



Qualunque militante, appassionato, simpatizzante del centro-destra (anche se non si dice più...) lunedi sera a Rimini avrebbe percepito un sussulto percorrere il proprio corpo. All' Assemblea nazionale di Rete Italia sembrava di assistere dal vivo a una adunanza del Consiglio dei Ministri.
La qualità di un incontro pubblico, chiaramente, non si misura dalla quantità dei relatori ma dal contenuto dei loro interventi, da ciò che comunicano alla platea, non solo verbalmente.
Presenti alla serata erano il Ministro della Giustizia Alfano, la Ministra dell'Istruzione Gelmini, il Ministro del Lavoro Sacconi, Maurizio Lupi (Vicepresidente della Camera), Roberto Formigoni (Presidente della Regione Lombardia), Mario Mauro (Vicepresidente del Parlamento europeo), Gianni Alemanno (febbricitante) (Sindaco di Roma) e uno stuolo di sottosegretari in prima fila.
Di convegni politici ne ho visti e ascoltati molti ma questo, sono sicuro, rimarà impresso nella mia memoria, indelebile. Merito anche del "moderatore" d'eccezione Maurizio Lupi che ha saputo, dimostrando notevoli doti di ironia, rendere il dibattito particolarmente allegro e conviviale.
Poche battute ciascuno, il tempo passa in fretta, gli ospiti sono molti, il pubblico è avido di sapere, di conoscere come e quando nascerà quel bambino che ancora prima di venire alla luce ha già fatto tanti miracoli, solo il nome è certo: si chiamerà PDL.

Enrico Belletti

martedì 19 agosto 2008

L'estate portuense è a misura di partito (democratico)

Dopo aver trasformato Portomaggiore in un immenso cantiere a cielo aperto, creando indubbie problematiche alle attività portuensi del centro città, già in difficoltà a causa della non rosea economia locale, l'Amministrazione comunale ha dimostrato, ancora una volta, di pensare prima di tutto agli interessi propri e del partito di cui è espressione.
Il calendario degli eventi pubblici di intrattenimento estivi patrocinati dall'Assessorato alla cultura e dalla Pro loco, infatti, è stato fatto terminare il 30 luglio, data ben lontana dalla fine dell'estate e casualmente, proprio in coincidenza con l'inizio della festa, che, sotto mal celate spoglie, rappresenta una delle maggiori fonti di introiti del Partito Democratico portuense.
Dal 1 al 17 di agosto nessun evento che potesse distogliere l'attenzione dei portuensi dalla kermesse Festissima (ex Festa de L'Unità) è stato previsto o organizzato dal Comune e dall'ente turistico locale diretto da Alessandro Taddia già ex assessore della Giunta Barbieri.
La salute delle attività commerciali,
lo svago, le opportunità di fare e vivere la Cultura da parte dei cittadini, lo sviluppo economico dell'intero paese sono stati monopolizzati e messi in secondo piano di fronte alle esigenze del partito di "far cassa" dimenticando, come sempre, che il partito di maggioranza non rappresenta la maggioranza dei cittadini.
Mi auguro che questi comportamenti dell' Amministrazione di sinistra, subdoli quanto maldestri, cessino definitivamente e che Barbieri decida di essere il Sindaco di tutti e non solo di chi lo vota e di chi sostiene economicamente il suo partito.

Per il Circolo della Libertà

Enrico Belletti.

BRAMBILLA: "I CIRCOLI PROSEGUIRANNO IL LORO PERCORSO NEL PDL"

"Nessun ritardo di Forza Italia nel processo di costituzione del partito unico". Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario con delega al Turismo, risponde così al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, secondo il quale la "macchina organizzativa più pronta ad accelerare è quella di An". La fondatrice dei Circoli della Libertà, da anni al fianco del Cavaliere, non vede "sostanziali discrepanze" tra i partiti del centrodestra. Ed è pronta a scommettere sulla "solidità" della leadership berlusconiana, anche ora che si comincia a parlare di successione.
È vero, come dice La Russa, che la macchina organizzatva di Forza Italia fatica ad ingranare in vista del Pdl?
Penso proprio di no. E, sinceramente, non ne sono per nulla preoccupata.
Il clima di fusione tra i partiti del centrodestra è quello che si aspettava un anno fa, alla "rivoluzione del predellino"?
Non vedo tra An e Forza Italia sostanziali discrepanze. E mi sembra che i primi cento giorni di attività di questo governo e di questo Parlamento lo dimostrino ampiamente.
Lo Statuto del Pdl è in cantiere, ormai non si torna indietro. La nuova struttura del partito unico la soddisfa?
Non si è mai avuto in Italia un partito che, in così poco tempo, sia riuscito a realizzare risultati elettorali altrettanto vistosi e significativi.
Berlusconi sostiene che tutte le cariche "dovranno essere elette democraticamente", quindi con delle primarie. An non è d'accordo. Lei che ne pensa?
Il dna del Popolo della Libertà è quello di un partito che, più di qualsiasi altro prima d'ora, ha saputo dar voce ai cittadini. Ne consegue che anche i suoi rappresentanti dovrebbero essere eletti democraticamente.
Ultimamente si è parlato della successione a Berlusconi nella guida del centrodestra. Chi sarà, secondo lei, il futuro successore? Uno tra Tremonti, Formigoni e Fini?
La Fantapolitica è un gioco che mi ha mai entusiasmata. E poi mi pare che i consensi ottenuti da Berlusconi, anche nei sondaggi, tolgano ogni dubbio sulla solidità del suo premierato. Il resto sono soltanto chiacchiere.
Berlusconi ha pubblicamente detto che "in questo governo si diverte di più". Lei che lavora a stretto contatto con il Cavaliere, sa dirci come sta affrontando questi primi mesi di governo?
Non lo chiamerei tanto divertimento quanto grande soddisfazione per aver finalmente messo insieme in Parlamento una maggioranza che, in così poco tempo, è stata già in grado di produrre leggi e riforme di rilevante importanza. Nessun altro, prima d'ora, c'era mai riuscito.
A settembre è in programma un piccolo rimpasto. Si parla di una sua promozione a ministro...
Se andrà a leggersi il decreto che fissa poteri e competenze del mio sottosegretariato, capirà che non è certo la divisa di ministro che oggi mi manca per espletare al meglio le mie funzioni. Comunque, non spetta certo a me prendere decisioni del genere.
Pensa che ministri e sottosegretari che sono parlamentari dovrebbero dimettersi dal doppio incarico?
Penso che ciascuno debba essere libero di prendere la propria decisione.
Torniamo al PdL. Lei è la fondatrice dei Circoli della Libertà. Ora che l'obiettivo del partito unico è
stato raggiunto, che fine fanno i Circoli? Hanno esaurito il loro mandato?
Sarebbe davvero strano che le tantissime persone che hanno tenacemente lavorato per questo obiettivo, scomparissero proprio ora che lo hanno raggiunto. Questo per dirle che i nostri Circoli non solo sono una grande rete, ma stanno dando anche il loro contributo perché il Popolo della Libertà consolidi la sua identità di grande partito che ha saputo gettare le basi per un sostanziale rinnovamento della politica italiana.
Quindi i Circoli non verranno sciolti?
I Circoli della Libertà proseguiranno il loro percorso nel PdL. Mi pare importante sottolinearlo, proprio perché questa è la loro naturale collocazione. E non mancano di certo le adesioni al progetto.
La Tv della Libertà, però, ha chiuso i battenti...
La Tv della Libertà è stata voluta da Berlusconi proprio per dare corpo e dimensioni popolari all'idea di partito che da lì a poco sarebbe stato costituito. E, da questo punto di vista, mi pare che si sia fatto un buon lavoro. In realtà , la tv non chiude. Andrà avanti con le sue trasmissioni, adeguando la linea editoriale al mutato scenario politico. Mi è stato chiesto di continuare ad occuparmene.
Il senatore Marcello Dell'Utri, fondatore dei "Circoli del Buongoverno", in un'intervista al Riformista dice che lei "ottenuta la carica di governo ha mollato i Circoli". Cosa gli risponde?
Alle provocazione del senatore dell'Utri non ho mai risposto e non vedo perché dovrei cominciare a farlo proprio ora.
E a Tremonti vorrebbe dire qualcosa? Di recente, c'è stata una rivolta dei ministri sulla questione dei tagli. Anche lei si mette nell'elenco degli scontenti?
Penso che il ministro Tremonti abbia fatto bene a imporre una Finanziaria più snella, che spalma nell'arco di un triennio quei tagli della spesa pubblica indispensabili per ridurre il debito e per salvare la nostra economia dal baratro. Ed era chiaro che, per raggiungere questo obiettivo, anche i ministeri avrebbero dovuto mettere in conto qualche sacrificio. Certo, mi dispiace che anche il turismo - un settore che oggi attraversa un periodo di crisi - ci sia andato di mezzo. Ma vuol dire che tirerò la cinghia, cercando di far fruttare di più le risorse di cui dispongo.
Come?
Ad esempio, ristrutturando qualche carrozzone come l'Enit che non ha certo ben assolto il ruolo per cui è stato creato. E cioè, portare in Italia nuovi turisti.
Il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, invita l'Udc a sostenere la maggioranza e a entrare a far parte del governo. Condivide questa proposta?
Non mi pare che il PdL, per governare questo paese, abbia bisogno dei voti dell'Udc. Certo è, però, che Casini dovrà pur decidere, un giorno o l'altro, cosa vuole fare da grande. Ma questo è solo un suo problema.
È di ieri la notizia che Berlusconi presiederà il Comitato per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Anche lei ne farà parte. Come lavorerà il Comitato?
L'obiettivo di questo Comitato è quello di pianificare una serie di interventi. Si va dal restauro di importanti sedi culturali al potenziamento dei flussi turistici.
Come l'hanno presa gli esponenti del Carroccio che, come è noto, non amano molto la figura di Garibaldi?
Non mi pare che questo programma di opere e di restauri abbia avuto obiezioni o reazioni negative da parte della qualcuno.

"Libero", Margherita Movarelli,13 agosto

domenica 3 agosto 2008

IL PERCORSO COSTITUENTE DEL POPOLO DELLA LIBERTA’

L’accelerazione data alla semplificazione del quadro politico nazionale con le elezioni di aprile, impone alle forze politiche moderate e riformiste di dare seguito alla costituzione del nuovo partito del “Popolo delle Libertà”.
In proposito però, va fatta una considerazione preliminare, che sembra di per sé ovvia, ma che costituisce elemento di evidente originalità: un partito che non c’e’, o almeno non c’e’ ancora nella sua forma giuridica, aggrega, vince, convince, propone, governa un Paese che vive una delle crisi più difficili dal secondo dopoguerra ad oggi.
Di fronte a questo fenomeno nuovo, le forze costituenti ed alleate, dovranno aprire una seria riflessione che investe, a mio giudizio, tre distinti profili:
1) il modello di Partito che si vuole costruire;
2) il sistema politico nel quale esso dovrà essere collocato e dovrà operare;
3) quali le forze che dovranno interpretare questo nuovo corso;
La risposta a questi tre quesiti presuppone però la riflessione su un tema fondamentale: quale modello di democrazia vogliono veramente gli italiani? quello Parlamentare o quello Presidenziale? Perché al di fuori di questi due modelli, non ne vedo altri! Anzi, la anomalia tutta italiana di questo lungo periodo di transizione politica, che va dalla fine della Prima Repubblica (1992/94), all’attuale tramonto della cosiddetta Seconda Repubblica, e’ stata proprio quella di avere un sistema ibrido, fatto di coalizioni omnicomprensive, costituite da formazioni disomogenee per estrazione culturale ed identitaria; un sistema caratterizzato da una elevata conflittualità all’interno delle stesse coalizioni e con lo strumento indiretto dell’indicazione del premier, per finalità puramente elettorali, senza che al candidato eletto, venissero poi effettivamente attribuiti i poteri previsti nei sistemi presidenziali.
La riflessione ci porta alla lettura della Costituzione, la quale ci impone di seguire il modello della democrazia parlamentare, imperniato sul principio della centralità del Parlamento.
Di qui la necessità, e non solo la opportunità, di costruire un Partito-rete, strutturato sul territorio, che sia capace di catalizzare il consenso intorno a ragioni ideali e politiche, omogenee e condivise. Con il voto del 13 aprile scorso il Popolo italiano ha dato una indicazione chiara:
ha scelto il modello delle grandi democrazie europee, costituito appunto da due formazioni antagoniste attorno alle quali si polarizza la stragrande maggioranza del consenso popolare.
Così il PDL ed il PD hanno raccolto, da soli, ben oltre il 70 per cento dei voti, mentre sono restate escluse dal Parlamento, ad esempio, le formazioni della sinistra radicale e ambientalista, oltre che della Costituente Socialista di Boselli, perché esse non hanno saputo, evidentemente, interpretare le esigenze di larghe fasce della popolazione, peraltro le meno garantite e le più bisognose. Sotto tale profilo non può passare inosservato, perché il dato e’ di per sé eclatante, che alle comunali di Roma, l’On. Alemanno ha raccolto nei quartieri popolari, tradizionalmente di sinistra, più voti del suo antagonista del PD.
Ma il PDL come dicevo, oggi non e’ ancora un Partito e ciò costituisce elemento di precarietà, se non di confusione, nella attuale situazione politica italiana.
Di fronte ad una crisi che e’ diventata crisi di sistema e che attraversa ormai da troppo tempo le strutture politiche, sociali ed imprenditoriali del Paese, non vi e’ altra strada che quella di favorire un percorso costituente del nuovo partito, che sia capace di assicurare governabilità, ricambio della classe dirigente, coesione su temi programmatici omogenei e di ridare autorevolezza al Parlamento.
Perché soltanto un Parlamento autorevole potrà avviare la necessaria ed ineludibile stagione di riforme, per rendere più moderno, più efficiente e più competitivo il nostro Paese.
Per venire al terzo ed ultimo profilo, quello del “chi dovranno essere gli interpreti” della nuova formazione, e’ mia convinzione che elemento imprescindibile debba essere la capacità del nuovo soggetto politico di interpretare le istanze, le sensibilità, le ragioni ideali ed anche le diversità di tutte le componenti, nell’ambito di una organizzazione democratica e sussidiaria.
Un Partito cioè che sia capace di rimettere la Politica al centro del sistema e la Persona al centro della Politica, di confrontarsi sui programmi, di giocare il suo ruolo su temi quali ricerca, innovazione, meritocrazia, solidarietà, pari opportunità, equità sociale, giustizia.
“RINNOVARSI o PERIRE“, dicevano i padri del socialismo riformista.
Ed oggi rinnovarsi significa dar voce ad un Paese che vuole riprendere il cammino della crescita, adeguando i suoi strumenti alle nuove sfide globali di questo secolo, nell’ottica della integrazione, della tolleranza, della pace, della sicurezza.
E per far questo occorrerà costruire una organizzazione capace, sin dall’inizio, di aggregare tutte le componenti politiche (riformiste, moderate, liberali, di estrazione laica e cattolica), tutte le pluralità culturali (nel rispetto delle singole identità), nell’ambito di quel Partito-network che Berlusconi immagina come unico centro di produzione politico-culturale; un po’ sul modello dei partiti anglosassoni ed americani.
Con il voto di aprile gli italiani hanno chiesto chiarezza, linearità, rigore.
Hanno dato fiducia alle formazioni ed ai partiti che hanno sostenuto l’attuale Premier affinché, superate le conflittualità e le contrapposizioni, si governi nella coerenza e nella condivisione dei programmi.
In una recente intervista l’on. Capezzone, portavoce di Forza Italia, ha detto: “Nessuno dovrà sentirsi ospite in questa nuova casa”. Prendo come buon auspicio questa dichiarazione solenne. Se sarà vero lo vedremo a breve. Qualora non lo fosse, ciascuno di noi riprenderà, in autonomia, il suo percorso, forte delle proprie idee.
Ma in questa denegata ipotesi si sarà persa, forse, l’ultima occasione per ridare credibilità a tutto il sistema politico.

Aurelio Pariali
Coordinatore provinciale Nuovo PSI