La lettura della Relazione del Sindaco al Bilancio preventivo 2008 (che assomiglia molto a un messaggio di propaganda elettorale) denota chiaramente la mancanza di una visione complessiva delle condizioni in cui versa il nostro Comune e di una assenza di una previsione ponderata sui futuri sviluppi di questa situazione. C'è la sensazione che l'attuale amministrazione rifiuti, dolosamente o colposamente, di guardare in faccia alla realtà e ancora una volta dipinga mondi non rappresentativi del vero. Sia chiaro che non è nostra intenzione fare del terrorismo politico, tutt'altro, ma non possiamo accettare che le esigenze e le richieste provenienti dai cittadini vengano accantonate dalla mentalità ottusa e cieca della Giunta Barbieri.
Il Sindaco Barbieri, senza ogni logica, attribuisce la responsabilità delle difficoltà economiche del nostro Comune e del senso di insicurezza sentito dai nostri concittadini all'attacco alle Torri Gemelle, alla guerra in Afghanistan e in Iraq, alla crisi petrolifera, (problematiche già rilevate a livello nazionale dal centro-destra durante la penultima Legislatura e prontamente rinnegate dall'allora opposizione) dimenticando od omettendo fattori ben più rilevanti legati per esempio all'avvento dell'euro nel nostro sistema economico e alla conseguente perdita di potere d'acquisto soprattutto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, individuando, poi, incoerentemente nell'“esplosione del fenomeno immigratorio” prima un elemento problematico, poi una risorsa importante per il paese.
Il Circolo della Libertà di Portomaggiore già durante l'incontro pubblico di presentazione di novembre aveva identificato cinque punti, cinque pilastri, sui quali poggia la propria azione politica:
L'immigrazione e la sicurezza
La Famiglia
Cultura, sviluppo e identità del Territorio
Il Lavoro e L impresa
I giovani e la scuola
Difficile è tenere separati questi punti uno dall'altro, poiché quasi sempre si compenetrano e si completano uno nell'altro:
La descrizione del Sindaco Barbieri del fenomeno immigratorio come soluzione al progressivo invecchiamento della popolazione portuense ci lascia allibiti. Con tanto di grafico (allarmante) che mostra l'impennata dei flussi dal 2001 al 2007 il Sindaco individua come effetti positivi di tale fenomeno l'aumento della popolazione attiva, il riequilibrio generazionale e gli stimoli al mercato immobiliare, distogliendo lo sguardo di fornte alle diversità socio-cultural-religiose, spesso incolmabili, dei nostri ospiti, che ingenerano ben altre e più gravi problematiche. Solo una esigua parte, infatti, degli extracomunitari regolari residenti in Portomaggiore, lavora nel territorio portuense, riossigenando sì le casse del Comune, con le addizionali comunali all'irpef prelevate dai loro redditi, ma senza alcun effetto benefico per le imprese e gli esercizi commerciali locali, veri motori dell'economia.
L'esistenza di quello che ho definito “circuito economico parallelo”, costituito da quegli esercizi e attività commerciali gestiti da stranieri (call center, bazar-alimentari...) rivolti esclusivamente ad un pubblico di connazionali limita le possibilità di integrazione e crea enormi danni economici al nostro paese, ai quali deve essere sommata anche la “fuga” di ingenti capitali verso i Paesi d'origine.
E' indubbiamente vero che il numero dei reati di indole violenta a Portomaggiore non è preoccupante, ma è anche vero che la percezione della sicurezza tra i cittadini è diminuita vertiginosamente in questi ultimi anni e risposte in questo senso dall'Amministrazione non sono state date. A contribuire all'accentuarsi di questa sensazione sono, poi, le dichiarate intenzioni di apertura totale e incondizionata a quel “nuovo”, che a nostro avviso rappresenta anche l'oscuro. Il desiderio smodato dell' Amministrazione di confrontarsi con questa realtà non rispecchia, invece, le priorità e le esigenze dei portuensi che chiedono meno tasse, una migliore sanità, più lavoro e più imprese, una viabilità dignitosa, ma anche misure che tamponino il fenomeno immigratorio: controlli più rigorosi mirati al contrasto dell'immigrazione clandestina, controlli igienico-sanitari e sul rispetto degli orari delle attività commerciali.
Abile è stata l'Amministrazione Barbieri in questi anni a creare l'immagine di un'opposizione razzista e xenofoba, senza però pensare che l'applicazione di una politica del controllo e dell'intransigenza (verso tutti) mira proprio a tutelare quei cittadini, anche immigrati, che vogliono vivere a Portomaggiore rispettando le leggi e le regole di civile convivenza. Al contrario è stato applicato lo slogan impraticabile e demagogico dei “diritti per tutti” senza considerare che dietro ad ogni diritto deve necessariamente esistere un dovere, come altra faccia della stessa medaglia e la “svendita” del diritto rappresenta la sua stessa negazione. Fa piacere, però, rilevare che la Giunta abbia posto in essere alcuni correttivi anche sulla base di nostre proposte, come la sospensione della distribuzione dei c.d. buoni spesa e la loro conversione in parziale pagamento delle utenze domestiche.
Allarmante, invece, è la valutazione delle voci di entrata. È lo stesso Sindaco a dire che il Comune di Portomaggiore basa i propri introiti quasi esclusivamente sulla tassazione (sarebbe più corretto dire spremitura) dei cittadini lavoratori, soprattutto dipendenti e pensionati, titolari di immobili e sulle “elemosine” della Comunità Europea. Dalla Relazione risulta chiaro, invece, la totale assenza di un piano di rilancio e di valorizzazione dell' impresa portuense e la Bretella, che doveva essere finalizzata alla creazione di un nuovo polo industriale, si è rivelata solo una cattedrale nel deserto.
La riqualificazione del territorio e la sua espansione, oggetto di vanto, non è di certo opera di questa Amministrazione ma dell'iniziativa di privati che accollandosi costi e rischi hanno deciso di investire importanti risorse economiche. Anzi le casse del Comune ne hanno spesso solo beneficiato, rimpinguandosi grazie al versamento di esosi oneri di costruzione che chi costruisce deve sostenere, senza nemmeno dare in contropartita servizi e collegamenti viari accettabili.