Dichiarazioni rilasciate su richiesta de L'Occidentale quotidiano on line. http://www.loccidentale.it/
Proprio martedì c'è stata l'inaugurazione dell'anno accademico e un gruppo di manifestanti ha esposto, durante l'intervento del Rettore, una bara di cartone a voler simboleggiare la morte dell'Università. Da notare però che “l'incursione” studentesca alla presentazione è da considerarsi molto meno eroica e coraggiosa di quello che può sembrare. È legittimo ritenere, infatti, che il Rettore Bianchi, in questo momento, abbia per la testa tutto tranne che la tutela degli interessi dell'Università ferrarese e dei suoi studenti, essendosi ormai da tempo esposto politicamente ed essendo considerato (a ragione) tra i papabili candidati a Sindaco di Ferrara, chiaramente in forza al PD. Al di là di questo gesto folkloristico di chiara matrice politica, riconducibile sicuramente a uno sparuto gruppo di studenti con molto tempo da perdere, la cosa che più mi intristisce e preoccupa è l'atteggiamento di alcuni professori (che da lamentarsi hanno ben poco) che cavalcando l'onda del malcontento per il timore di perdere posizioni di privilegio (anche economico) ormai sedimentate da decenni, alimentano la polemica aizzando gli studenti!
L'aumento, ormai senza controllo, del numero delle cattedre nelle Università italiane e l'introduzione di corsi con tematiche al limite del ridicolo hanno portato, chiaramente, a un conseguente aumento dei costi a carico dello Stato. Il corso di Laurea in Giurisprudenza appena 8 anni fa prevedeva 21 esami, oggi (a causa anche delle precedenti Riforme) si è arrivati a doverne sostenere anche 50 e ciò presuppone un identico numero di insegnanti, anzi, superiore perchè alcuni esami sono alternativi ad altri. A scapito, tra l'altro, degli studenti ai quali viene giustificata questa organizzazione didattica in nome del pluralismo e della completezza culturale, quando, in realtà, si tratta solo di fardelli che ostacolano il raggiungimento dell'agoniato fine. Classico esempio quello di “spezzare” un esame in due o più parti (es dir. Privato 1 e 2) e attribuirle a due o più insegnanti diversi, con metodi diversi di insegnamento e di valutazione della preparazione. Avere meno insegnanti da retribuire significa avere più risorse da destinare, per esempio, alla ricerca universitaria.
È ormai chiaro a tutti che le proteste negli Atenei italiani hanno una valenza esclusivamente politica. È triste vedere ragazzi giovani giocare in maniera così pericolosa con il proprio futuro ma è ancora più vergognoso vedere che qualche vecchio volpone, come sempre, ne approfitta per fare un'opposizione (becera) che in Parlamento non gli riesce. La netta contrapposizione politica e ideologica non porta mai buoni frutti. La legge 133 è migliorabile sicuramente, ma è quello che “passa il convento” in questo periodo economico a dir poco sfavorevole. Gli italiani hanno già stretto la cinghia da tempo, lo facciano anche le Istituzioni (evitando sprechi) e si vadano a colpire le caste degli “intoccabili”.
Enrico Belletti
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