
Uno degli argomenti che ha costituito oggetto del dibattito tra i parlamentari (ma anche tra i corsisti) presenti alla "sei giorni" di Frascati, organizzata dalla Fondazione Magna Carta, è l'introduzione del sistema delle preferenze in tutte le consultazioni elettorali, nazionali ed europee. Chi premeva di più in tal senso era il Sottosegretario Carlo Giovanardi, il quale affermava che solo con la previsione delle preferenze, in tutti i livelli della politica attiva, è possibile rispettare appieno il principio democratico che sta alla base del nostro Paese.
Indubbiamente le preferenze possono rappresentare, in via teorica, il massimo rispetto della volontà elettorale, creano quello spirito di competizione con i colleghi di lista "avversari" che può far crescere tutto il partito, fotografano il grado di apprezzamento di un politico e sono segno indicatore di come quel politico ha lavorato. Tutto questo, ripeto, in via teorica.
L'alternativa al sistema delle preferenze è quello delle liste bloccate, usato tutt'ora, nelle elezioni politiche nazionali ed europee, ovvero, vengono eletti coloro che all'interno di quella lista occupano una posizione più "alta" e, di solito, questa posizione viene attribuita agli alti dirigenti di partito, ai veterani, insomma a chi si decide debba essere eletto, spesso anche new entries "eccellenti" utili a fare notizia come l'operaio della Tyssen o il Gen. Speciale; chiaramente più voti il partito prende in quella circoscrizione più esponenti di quella lista vengono eletti, dando così (a volte) la possibilità anche agli "sconosciuti" di mettere piede in Parlamento.
Con Giovanardi, poi, ho avuto modo di colloquiare in seguito.
Fatta la legge trovato l'inganno...gli dissi...
Se l'etica, la morale, la serietà e la correttezza non diventano i pilastri portanti della politica, nessun sistema elettorale potrà mai funzionare appieno.
E' noto e risaputo che non sempre le preferenze sono il riflesso perfetto della meritocrazia: anzi, spesso per diventare consigliere comunale è sufficiente "offrire una cena" ad un numero di persone direttamente proporzionale alla quantità delle preferenze necessarie per essere eletti e quasi sempre (a sinistra) le preferenze vengono spalmate sul territorio con precisione e oculatezza. E che dire, invece, di chi meriterebbe, per le sue capacità e conoscenze, di far parte della compagine di governo (locale o nazionale), ma per questione di tempo, lavoro, denaro, carenze organizzative non riesce a far scrivere il proprio nome sulla scheda?
La mia ricetta per avere una buona squadra di governo? La selezione diretta dei collaboratori-amministratori-parlamentari da parte del capogruppo-sindaco-premier, fondate su ragioni di meritocrazia e coerenza programmatica, oppure si usino le preferenze ma basta alle nomine clientelari e ai giochi di partito. Ingrediente di base, come avrete capito, è la moralità nella politica.
Enrico Belletti
Indubbiamente le preferenze possono rappresentare, in via teorica, il massimo rispetto della volontà elettorale, creano quello spirito di competizione con i colleghi di lista "avversari" che può far crescere tutto il partito, fotografano il grado di apprezzamento di un politico e sono segno indicatore di come quel politico ha lavorato. Tutto questo, ripeto, in via teorica.
L'alternativa al sistema delle preferenze è quello delle liste bloccate, usato tutt'ora, nelle elezioni politiche nazionali ed europee, ovvero, vengono eletti coloro che all'interno di quella lista occupano una posizione più "alta" e, di solito, questa posizione viene attribuita agli alti dirigenti di partito, ai veterani, insomma a chi si decide debba essere eletto, spesso anche new entries "eccellenti" utili a fare notizia come l'operaio della Tyssen o il Gen. Speciale; chiaramente più voti il partito prende in quella circoscrizione più esponenti di quella lista vengono eletti, dando così (a volte) la possibilità anche agli "sconosciuti" di mettere piede in Parlamento.
Con Giovanardi, poi, ho avuto modo di colloquiare in seguito.
Fatta la legge trovato l'inganno...gli dissi...
Se l'etica, la morale, la serietà e la correttezza non diventano i pilastri portanti della politica, nessun sistema elettorale potrà mai funzionare appieno.
E' noto e risaputo che non sempre le preferenze sono il riflesso perfetto della meritocrazia: anzi, spesso per diventare consigliere comunale è sufficiente "offrire una cena" ad un numero di persone direttamente proporzionale alla quantità delle preferenze necessarie per essere eletti e quasi sempre (a sinistra) le preferenze vengono spalmate sul territorio con precisione e oculatezza. E che dire, invece, di chi meriterebbe, per le sue capacità e conoscenze, di far parte della compagine di governo (locale o nazionale), ma per questione di tempo, lavoro, denaro, carenze organizzative non riesce a far scrivere il proprio nome sulla scheda?
La mia ricetta per avere una buona squadra di governo? La selezione diretta dei collaboratori-amministratori-parlamentari da parte del capogruppo-sindaco-premier, fondate su ragioni di meritocrazia e coerenza programmatica, oppure si usino le preferenze ma basta alle nomine clientelari e ai giochi di partito. Ingrediente di base, come avrete capito, è la moralità nella politica.
Enrico Belletti
Nessun commento:
Posta un commento