
Le vicende di questi ultimi giorni ne sono l'ennesima conferma. Se l'Italia non cambia rotta, modificando il proprio sistema energetico e le proprie fonti sarà un Paese sempre più povero e più oppresso dai fornitori (talvolta senza scrupoli) che si muovono sullo scenario politico, spesso, in barba agli impegni e agli accordi di diritto internazionale.
Chiunque, me compreso, vorrebbe vivere in un mondo più pulito e più sano, ma non è semplice trasformare nazioni, interi continenti, che hanno fatto del carbone, prima, e del petrolio, poi, la propria fonte di sviluppo economico, in sistemi energetici autosufficienti a basso impatto ambientale. Il prezzo da pagare sarebbe quello di ritornare, senza passare dal via, al medioevo.
E' vero, carbone, petrolio, gas naturali, sono fonti inquinanti, non rinnovabili e soprattutto in via di estinzione e il prezzo di questi combustibili è destinato a lievitare sempre di più e così anche i costi dei prodotti da essi derivati. Coloro che potranno acquistare questi prodotti saranno sempre meno aumentando così il divario tra i ricchi e gli indigenti. La lotta del XXI secolo non si farà più per il pane ma per il petrolio. Occorre quindi muoversi in fretta, trovare, come si suol dire, fonti energetiche alternative; e qui ci deve venire in aiuto la scienza, una scienza in continua evoluzione, una scienza sempre in ritardo rispetto alle nostre esigenze. Tutti vorremmo energia pulita e forse si potrebbe anche fare, basterebbe trasformare l'Italia in un immenso specchio di silicio, oppure in una selva di pale di ferro, per la gioia degli ambientalisti "duri e puri". O forse no, sarebbe molto più comodo, continuare ad acquistare l'energia elettrica dalla Francia, prodotta con centrali nucleari a pochi kilometri dai nostri confini, l'importante però è che siano di là...o acquistarla dalla Germania, pagandola due volte, perchè frutto della combustione dei rifiuti campani, che noi stessi spediamo con tante grazie e tante scuse.
Berlusconi l'altro giorno era in Libia, non era una visita di cortesia, stava svolgendo uno dei compiti più ingrati che potesse toccare a un politico: scendere a compromessi con una persona che ha fatto del petrolio, del gas e della disperazione di altri popoli le armi del proprio ricatto. Ma il tempo stringe, i rigurgiti di guerra fredda mettono a rischio le forniture di gas dalla Russia e il gas libico entro poco tempo potrebbe costare molto, molto di più di oggi, anche in termini di vite umane.
Enrico Belletti
Chiunque, me compreso, vorrebbe vivere in un mondo più pulito e più sano, ma non è semplice trasformare nazioni, interi continenti, che hanno fatto del carbone, prima, e del petrolio, poi, la propria fonte di sviluppo economico, in sistemi energetici autosufficienti a basso impatto ambientale. Il prezzo da pagare sarebbe quello di ritornare, senza passare dal via, al medioevo.
E' vero, carbone, petrolio, gas naturali, sono fonti inquinanti, non rinnovabili e soprattutto in via di estinzione e il prezzo di questi combustibili è destinato a lievitare sempre di più e così anche i costi dei prodotti da essi derivati. Coloro che potranno acquistare questi prodotti saranno sempre meno aumentando così il divario tra i ricchi e gli indigenti. La lotta del XXI secolo non si farà più per il pane ma per il petrolio. Occorre quindi muoversi in fretta, trovare, come si suol dire, fonti energetiche alternative; e qui ci deve venire in aiuto la scienza, una scienza in continua evoluzione, una scienza sempre in ritardo rispetto alle nostre esigenze. Tutti vorremmo energia pulita e forse si potrebbe anche fare, basterebbe trasformare l'Italia in un immenso specchio di silicio, oppure in una selva di pale di ferro, per la gioia degli ambientalisti "duri e puri". O forse no, sarebbe molto più comodo, continuare ad acquistare l'energia elettrica dalla Francia, prodotta con centrali nucleari a pochi kilometri dai nostri confini, l'importante però è che siano di là...o acquistarla dalla Germania, pagandola due volte, perchè frutto della combustione dei rifiuti campani, che noi stessi spediamo con tante grazie e tante scuse.
Berlusconi l'altro giorno era in Libia, non era una visita di cortesia, stava svolgendo uno dei compiti più ingrati che potesse toccare a un politico: scendere a compromessi con una persona che ha fatto del petrolio, del gas e della disperazione di altri popoli le armi del proprio ricatto. Ma il tempo stringe, i rigurgiti di guerra fredda mettono a rischio le forniture di gas dalla Russia e il gas libico entro poco tempo potrebbe costare molto, molto di più di oggi, anche in termini di vite umane.
Enrico Belletti
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