Quante parole inutili sulla necessità di una riforma elettorale! Per settimane hanno voluto raccontare agli italiani una storia diversa dalla realtà. In questa ostinazione si sono distinte le massime autorità dello Stato e i leader delle maggiori associazioni di categoria. Sembrava che con la legge elettorale vigente fosse impossibile andare al voto. E che fosse inarrivabile comunque una situazione di governabilità. Tutto smentito. Si è votato, è emersa una chiara, chiarissima maggioranza; si è semplificato il quadro politico, rendendo il prossimo Parlamento molto più simile a quello dei Paesi europei. Insomma, gli italiani hanno fatto un gran bel lavoro. I loro rappresentanti di ieri forse dovrebbero porsi qualche domanda. I garanti delle istituzioni (ve lo ricordate il presidente Napolitano? L'incarico esplorativo al presidente del Senato?) dovrebbero stare un passo indietro rispetto all'agone politico. Ne guadagnerebbero in autorità. E ne guadagnerebbe il Paese, privandosi di un ennesimo motivo di frizione. Un pizzico di autocritica non sarebbe male: non si può demonizzare un sistema elettorale e poi, dopo aver ricevuto la prova d'errore, starsene zitti e muti. Lo stesso vale per i rappresentanti delle maggiori associazioni d'impresa e dei lavoratori. Ve li ricordate i presidenti di Confindustria, di Confcommercio, e di tante altre Conf? Al seguito di Montezemolo misero i piedi nel piatto, reclamando ciò che non era loro compito: prima la riforma elettorale e poi il voto. Ma stiano al loro posto. Gli italiani ci sanno fare. Lo hanno dimostrato. Molto più semplicemente molti di costoro non gradivano il cambio del Governo. Pazienza. Il più confuso di tutti? Veltroni. Ha dato veste politica a questo tormentone: prima la riforma elettorale, poi, al massimo tra qualche mese, alle urne. Il mago Walter non si è smentito. È un uomo che sa perdere. Ha condotto i Ds alla sconfitta del 2001, ha consegnato al disastro il Pd nel 2008. Tra un appuntamento elettorale e l'altro ha fatto il sindaco di Roma, regalandola ai rom e agli immigrati. Ora finalmente per lui (e per gli italiani) si aprono le strade per l'Africa.
World Cup final
3 anni fa
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