
Nonostante il più che soddisfacente risultato ottenuto al Senato che ci ha permesso di "acquisire" la rappresentatività di Regioni da tempo in mano alla Sinistra, la nostra Regione, l'Emilia Romagna può essere ancora definita, e a giusta ragione, rossa. Se speriamo in un ravvedimento dell'elettorato sulla base della mera presentazione di un programma politico aspetteremo un pezzo.
Il radicamento sul nostro territorio della cultura filocomunista presente ancora oggi sotto le mentite spoglie del Partito Democratico non dipende solo da fattori storici, legati alla massiccia presenza durante il ventennio di esponenti fascisti di rilievo, che hanno fatto della nostra Regione il territorio dei vinti. Ma dipende, anche e soprattutto, dalla esistenza e persistenza di una intricata rete di interessi politico-clientelari che coinvolgono partiti, sindacati, cooperative, amministrazioni pubbliche, banche, assicurazioni, società municipalizzate.
Fa sorridere (amaro) la composizione del CdA di Hera, per esempio: Presidente, Tomaso Tommasi di Vignano (ex amm.re del.to di telekom Serbia), Giorgio Razzoli, V.presidente (ex Margherita), Maurizio Chiarini, Amm.re Del.to (ex assessore del Comune di Ferrara), Filippo Brandolini, Consigliere (ex segretario DS a Ravenna), Giuseppe Fiorani (ex Sindacalista CGIL)...e la lista potrebbe essere molto più lunga.
Senza contare poi il sistema oligarchico dei CAF legati alla CGIL vere oasi dello sfruttamento del precariato ed esempio principe di conflitto di interessi, dove il sindacato è controllore di se stesso e dove lavori solo se hai la tessera (meglio ancora se del partito).
Il sistema clientelare del , do ut des, do ut facias presente nella nostra Regione fa impallidire quello di Ceppaloni e del martirizzato Mastella.
Abbiamo cinque anni davanti per spezzare questa rete, è l'unico modo per ridare al nostro territorio quella libertà espressa, per ora solo in parole, nel simbolo del Partito che ci accomuna e ci unisce.
Enrico Belletti
Il radicamento sul nostro territorio della cultura filocomunista presente ancora oggi sotto le mentite spoglie del Partito Democratico non dipende solo da fattori storici, legati alla massiccia presenza durante il ventennio di esponenti fascisti di rilievo, che hanno fatto della nostra Regione il territorio dei vinti. Ma dipende, anche e soprattutto, dalla esistenza e persistenza di una intricata rete di interessi politico-clientelari che coinvolgono partiti, sindacati, cooperative, amministrazioni pubbliche, banche, assicurazioni, società municipalizzate.
Fa sorridere (amaro) la composizione del CdA di Hera, per esempio: Presidente, Tomaso Tommasi di Vignano (ex amm.re del.to di telekom Serbia), Giorgio Razzoli, V.presidente (ex Margherita), Maurizio Chiarini, Amm.re Del.to (ex assessore del Comune di Ferrara), Filippo Brandolini, Consigliere (ex segretario DS a Ravenna), Giuseppe Fiorani (ex Sindacalista CGIL)...e la lista potrebbe essere molto più lunga.
Senza contare poi il sistema oligarchico dei CAF legati alla CGIL vere oasi dello sfruttamento del precariato ed esempio principe di conflitto di interessi, dove il sindacato è controllore di se stesso e dove lavori solo se hai la tessera (meglio ancora se del partito).
Il sistema clientelare del , do ut des, do ut facias presente nella nostra Regione fa impallidire quello di Ceppaloni e del martirizzato Mastella.
Abbiamo cinque anni davanti per spezzare questa rete, è l'unico modo per ridare al nostro territorio quella libertà espressa, per ora solo in parole, nel simbolo del Partito che ci accomuna e ci unisce.
Enrico Belletti
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