martedì 29 aprile 2008

Crollato il modello Roma: ora Alemanno deve ricostruire

Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Una vittoria sulla quale appena un mese fa veramente in pochi avrebbero scommesso. Fin dal primo scrutinio di appena cinquanta sezioni su 2600 si era definito il risultato. Alla fine il distacco è stato addirittura di centoventimila voti: più di sette punti percentuali.

Una dura lezione alla iattanza con cui il centrosinistra ha condotto la campagna elettorale in queste due settimane tra il primo e il secondo turno. Per capire a che livello fosse arrivata la presunzione degli sconfitti basta risentire la sicumera con cui Rutelli diceva: "Alemanno deve recuperare ottantaduemila voti. Uno stadio, una città di medie dimensioni". Oppure: "Consiglio ad Alemanno di accettare quel posto da ministro che gli hanno promesso!". O ancora l'icona della romanità de sinistra, Sabrina Ferilli, che all'ultimo comizio con Rutelli e Veltroni, ha detto col suo accento poco romano e molto di Fiano: "A gonfronto con questa ggente della destra che si candida a governare Roma anch'io me sento Schopenhauer".

I romani hanno detto stop al modello Roma di cartone, fatto solo di quinte sceniche, preparate per una rappresentazione dietro la quale la città stava agonizzando, sfuggita completamente al controllo dell'amministrazione. I cittadini hanno investito in uno schieramento che ha sempre privilegiato la concretezza amministrativa alle paillettes da tappeto rosso.

Ora comincia una stagione nuova nella quale il neosindaco non dovrà avere timori reverenziali, nè ovviamente dar seguito a rese dei conti. Ma d'altra parte Alemanno l'ha chiarito subito. Si tratterà di rimboccarsi le maniche per affrontare con impegno e rigore le emergenze della Capitale. Prima di tutto la sicurezza. Che non vuol dire lanciare, come ha cercato di contrabbandare il centrosinistra, un'assurda caccia all'extracomunitario, ma far tornare il dominio della legge: chi commette reati va in galera e ci rimane fino all'ultimo giorno di pena.

Siccome, al di là del buonismo e degli slogan della "città dell'accoglienza", la realtà delle statistiche ci racconta che la maggior parte dei reati sono commessi da cittadini stranieri, evidentemente si dovrà dar seguito a quegli allontanamenti che non si sono compiuti in questi anni. In tutte le città d'Europa, amministrate da destra e sinistra, non si hanno complessi nel far rispettare la legge, nel chiedere conto a chi vaga senza fissa dimora.

A Roma invece in questi anni si è sempre ritenuto che pretendere il rispetto, anche da parte degli extracomunitari, degli stessi doveri che si chiedono agli italiani fosse una misura liberticida, in sintesi fascista. Poi si è capito che stava per esplodere la pentola, ma evidentemente i romani non sono scemi. Si sono ricordati che fino a un anno fa Veltroni definitva Roma la città più sicura d'Europa.

Un'altra emergenza per Alemanno sarà il decoro e la manutenzione ordinaria delle strade. Rutelli ha tentato di recuperare, facendo promesse di efficienza e cercando di distaccarsi dal suo predeccessore, troppo occupato con i grandi eventi per occuparsi di cose così umili. Ma non è bastato.

Alemanno ha detto nel primo confronto televisivo una verità semplice che evidentemente ha risuonato nelle orecchie di chi lo ascoltava: "Vedete, al di là di tutto, Rutelli ha un problema: lui il sindaco di Roma l'ha già fatto e per ben sette anni. Dunque alcune delle promesse che fa oggi risultano poco credibili. Chiunque può chiedersi come mai non ha fatto tutto questo quando era sindaco?".

Un altro intervento prioritario sarà certamente rimodulare quel Piano Regolatore Generale che Veltroni ha varato a tutto vantaggio dei grandi costruttori. Un intervento doveroso per fronteggiare l'emergenza abitativa, ancora grave nonostante la grande crescita di costruzioni di questi anni. Il Piano veltroniano ha messo a rischio l'Agro romano in modo inaccettabile - un patrimonio paesaggistico che nessuno, neanche i palazzinari degli anni Sessanta, si era sognato di intaccare a tal punto - senza intercettare la carenza di case per le categorie più deboli.

Governare una città come Roma è difficile, molto difficile. Riteniamo Alemanno una persona molto concreta e avveduta. Dunque confidiamo che saprà dotarsi di tutte le professionalità necessarie per fronteggiare l'immane lavoro che lo attende. Professionalità interne all'amministrazione capitolina, ma anche esterne. L'importante sarà non cadere nell'ideologia uguale e contraria a quella secondo la quale gli esterni sono sempre meglio.

Roma ha bisogno di un grande piano di modernizzazione e di riqualificazione: un progetto che ne ridefinisca e ne recuperi l'identità, in questi anni sempre più offuscata in ossequio a una presunta veste internazionale, in realtà molto provinciale.

Certamente la collaborazione con il Governo nazionale di Berlusconi consentirà al nuovo Sindaco di avere le risorse necessarie per dare a Roma tutte le infrastrutture di cui ha bisogno, magari attuando pure quel federalismo fiscale di cui ha parlato in campagna elettorale, per entrare, stavolta sì non solo a parole, nel novero delle grandi capitali europee.

martedì 22 aprile 2008

Come sarebbe uno Stato meno laico?

Il principio di laicità dello Stato è un elemento fondamentale della nostra Costituzione. Quella che a noi sembra una distinzione di funzioni ovvia tra potere temporale e potere spirituale al fine di mantenere ognuno (il rappresentante dello Stato e il Papa) la propria autonomia decisionale non è sempre stata così pacifica. L'inserimento di questo principio nella Costituzione del '48 ha avuto proprio lo scopo di ovviare a prese di posizione poco chiare e spesso opportunistiche (da entrambe le parti) in epoca fascista. Nel 1929 la sottoscrizione dei Patti Lateranensi che fondava lo Stato della Città del Vaticano e riconosceva l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede aveva in realtà scopi occulti: il desiderio del Duce di avere l'appoggio del Pontefice e dei suoi fedeli nella scalata al potere e la preoccupazione del Papa verso l'espansione della cultura marxista-comunista, atea e anticlericale che poteva essere contrastata solo da uno Stato forte e autoritario.
Nel 1947 grazie alla presenza di alcuni esponenti vicini all'area cattolica all'interno dell'Assemblea Costituente riescono a vedersi riconfermati nella Carta i privilegi e i vantaggi economici ottenuti con i Patti del '29, ma nessuna ingerenza nella politica dello Stato.
Sono trascorsi ormai 60 anni dall'entrata in vigore della Carta Cotituzionale e molto è cambiato nella nostra società. Decenni di "dominio rosso" hanno relegato il pensiero e la morale cattolica a poco più che un fastidio per chi era al Governo e il Papa a una scomoda presenza da sopportare.
Ma cosa significherebbe oggi avere uno Stato un pò meno laico? Certo le prime questioni sulle quali ci troveremmo a discutere interesserebbero i c.d. "temi etici", aborto, fecondazione, assistita, ma dovremmo anche mettere in discussione di nuovo il divorzio.
Credo, però, che una presenza più effettiva ed incisiva della Chiesa Cattolica possa essere, oggi come in passato, di supporto allo Stato nel tentativo di risolvere problemi comuni come la presenza sempre più massiccia e preoccupante di immigrati di religione musulmana, i quali, come è risaputo, collocano le leggi dello Stato in una posizione subordinata rispetto ai precetti della loro religione. Di fronte a leggi di ispirazione divina possono solo tipologie di disposizioni analoghe. Troppe volte il nostro Stato si è dimostrato carente e assente sia nel versante normativo sia dal punto di vista dell'applicazione delle leggi in materia di sicurezza e, a mio avviso, in questo caso, a uno Stato debole deve sostituirsi una Fede forte.

Enrico Belletti

venerdì 18 aprile 2008

yes, week end


Per le singolari coincidenze della storia, oggi ricorre il sessantesimo anniversario della vittoria elettorale del 1948, giorno in cui la DC di De Gasperi, con il concorso dei partiti laici, sconfisse la sinistra socialista e comunista.

Quella fu una vittoria clamorosa, l'inizio di un cammino di libertà e di progresso che portò l'Italia in pochi decenni a diventare uno dei paesi più importanti del mondo. Dopo la nostra altrettanto clamorosa vittoria di lunedì, ora tocca noi la responsabilità di avviare un periodo di buon governo e di riforme che facciano ripartire l'Italia e la rimettano al posto che le spetta, in Europa e nel mondo.

Come il presidente Berlusconi ha ribadito più volte, siamo consapevoli del duro compito che ci aspetta. Lo svolgeremo mettendocela tutta, sapendo di poter continuare a contare sul supporto di persone come te. QUesti sono ancora i giorni della soddisfazione per il risultato ottenuto insieme: per condividere on line il ringraziamento per il sostegno puoi usare la cartolina che trovi qui http://rialzatianchetu.forzaitalia.it/.

Ora godiamoci questo primo fine settimana dopo la vittoria. Da lunedì si torna in pista...


on. Antonio Palmieri

giovedì 17 aprile 2008

Come conquistare la roccaforte Emilia Romagna


Nonostante il più che soddisfacente risultato ottenuto al Senato che ci ha permesso di "acquisire" la rappresentatività di Regioni da tempo in mano alla Sinistra, la nostra Regione, l'Emilia Romagna può essere ancora definita, e a giusta ragione, rossa. Se speriamo in un ravvedimento dell'elettorato sulla base della mera presentazione di un programma politico aspetteremo un pezzo.
Il radicamento sul nostro territorio della cultura filocomunista presente ancora oggi sotto le mentite spoglie del Partito Democratico non dipende solo da fattori storici, legati alla massiccia presenza durante il ventennio di esponenti fascisti di rilievo, che hanno fatto della nostra Regione il territorio dei vinti. Ma dipende, anche e soprattutto, dalla esistenza e persistenza di una intricata rete di interessi politico-clientelari che coinvolgono partiti, sindacati, cooperative, amministrazioni pubbliche, banche, assicurazioni, società municipalizzate.
Fa sorridere (amaro) la composizione del CdA di Hera, per esempio: Presidente, Tomaso Tommasi di Vignano (ex amm.re del.to di telekom Serbia), Giorgio Razzoli, V.presidente (ex Margherita), Maurizio Chiarini, Amm.re Del.to (ex assessore del Comune di Ferrara), Filippo Brandolini, Consigliere (ex segretario DS a Ravenna), Giuseppe Fiorani (ex Sindacalista CGIL)...e la lista potrebbe essere molto più lunga.
Senza contare poi il sistema oligarchico dei CAF legati alla CGIL vere oasi dello sfruttamento del precariato ed esempio principe di conflitto di interessi, dove il sindacato è controllore di se stesso e dove lavori solo se hai la tessera (meglio ancora se del partito).
Il sistema clientelare del
, do ut des, do ut facias presente nella nostra Regione fa impallidire quello di Ceppaloni e del martirizzato Mastella.
Abbiamo cinque anni davanti per spezzare questa rete, è l'unico modo per ridare al nostro territorio quella libertà espressa, per ora solo in parole, nel simbolo del Partito che ci accomuna e ci unisce.

Enrico Belletti

mercoledì 16 aprile 2008

Questa legge elettorale funziona!!!

Quante parole inutili sulla necessità di una riforma elettorale! Per settimane hanno voluto raccontare agli italiani una storia diversa dalla realtà. In questa ostinazione si sono distinte le massime autorità dello Stato e i leader delle maggiori associazioni di categoria. Sembrava che con la legge elettorale vigente fosse impossibile andare al voto. E che fosse inarrivabile comunque una situazione di governabilità. Tutto smentito. Si è votato, è emersa una chiara, chiarissima maggioranza; si è semplificato il quadro politico, rendendo il prossimo Parlamento molto più simile a quello dei Paesi europei. Insomma, gli italiani hanno fatto un gran bel lavoro. I loro rappresentanti di ieri forse dovrebbero porsi qualche domanda. I garanti delle istituzioni (ve lo ricordate il presidente Napolitano? L'incarico esplorativo al presidente del Senato?) dovrebbero stare un passo indietro rispetto all'agone politico. Ne guadagnerebbero in autorità. E ne guadagnerebbe il Paese, privandosi di un ennesimo motivo di frizione. Un pizzico di autocritica non sarebbe male: non si può demonizzare un sistema elettorale e poi, dopo aver ricevuto la prova d'errore, starsene zitti e muti. Lo stesso vale per i rappresentanti delle maggiori associazioni d'impresa e dei lavoratori. Ve li ricordate i presidenti di Confindustria, di Confcommercio, e di tante altre Conf? Al seguito di Montezemolo misero i piedi nel piatto, reclamando ciò che non era loro compito: prima la riforma elettorale e poi il voto. Ma stiano al loro posto. Gli italiani ci sanno fare. Lo hanno dimostrato. Molto più semplicemente molti di costoro non gradivano il cambio del Governo. Pazienza. Il più confuso di tutti? Veltroni. Ha dato veste politica a questo tormentone: prima la riforma elettorale, poi, al massimo tra qualche mese, alle urne. Il mago Walter non si è smentito. È un uomo che sa perdere. Ha condotto i Ds alla sconfitta del 2001, ha consegnato al disastro il Pd nel 2008. Tra un appuntamento elettorale e l'altro ha fatto il sindaco di Roma, regalandola ai rom e agli immigrati. Ora finalmente per lui (e per gli italiani) si aprono le strade per l'Africa.

lunedì 7 aprile 2008

La "sbiciclata della Libertà"



Sabato 5 aprile si è svolta per le strade del Comune di Portomaggiore la “sbiciclata” organizzata dal Comitato Elettorale del Popolo della Libertà. I numerosi ciclisti partecipanti si sono dati appuntamento in P.zza Giovanni XXIII e hanno toccato, nell’ordine, le frazioni di Maiero, Sandolo, Gambulaga, Runco, Quartiere, Portorotta, Ripapersico, Portoverrara. Durante il tragitto alcuni abitanti del luogo si sono uniti al gruppo che ha raggiunto il numero di quasi trenta componenti.
“E’ stato un bel momento di aggregazione, dicono gli organizzatori, e la fatica dei quasi trenta kilometri percorsi è scomparsa di fronte al sentimento di euforia collettiva. Ricevere l’incitamento e gli applausi degli abitanti ci ha riempiti di gioia e siamo sicuri che i nostri concittadini ci sosterranno anche dalle urne il 13 e il 14 aprile.

mercoledì 2 aprile 2008

Una corsa verso il Popolo della Libertà

Una Corsa


verso il …


Popolo della Libertà


SABATO 5 APRILE - Ore 14.30

P.zza Giovanni XXIII


SBICICLATA PER LE FRAZIONI”

Organizzata dal Comitato Elettorale di Portomaggiore del

Popolo della Libertà


Partecipate numerosi!!