Avevamo avvertito gli amici Gianni De Michelis e Mauro Del Bue, prima che abbandonassero il Nuovo PSI, che fidarsi di Boselli, fino all’ultimo accanito sostenitore di Prodi, non era cosa saggia. La decisione ora dello stesso Boselli, Segretario dello SDI e neo candidato premier di un partito che ancora non c’è (e che probabilmente non sarà nemmeno rappresentato in Parlamento), di abbandonare il dibattito a “Porta a Porta”, è stato l'epilogo di una disfatta annunciata. Disfatta voluta da un gruppo di dirigenti miopi o non capaci di interpretare la storia remota e ultima, circa le ambizioni di un manipolo di politici, che abiurati dalla loro stessa storia, volevano e vorrebbero ancora, attraverso la mistificazione del riformismo, rimanere a galla nel panorama politico, che li relega ai margini della attuale realtà. Insomma, come si è potuto accettare che D'Alema, Fassino e Veltroni fossero i nuovi riformisti, quando sono da sempre i depositari di dogmi statalisti, mai abiurati dal loro DNA!
Adesso De Michelis e Del Bue insieme a Boselli ed altri “compagni” socialisti, fanno sit-in davanti alla RAI. Ma farebbero bene invece ad ammettere i loro errori e trarre le dovute conclusioni, per non aver saputo riconoscere i veri riformisti ed appiattirsi invece su posizioni esasperatamente laiciste e non solo laiche. Riformismo, che ha le sue radici in Saragat e Craxi, entrambi molto lontani dai valori comunisti-giustizialisti, dimenticati da tanti socialisti che dai due Statisti hanno ricevuto tanto.
La difficile scommessa di rimettere in sesto questo Paese è di quelle che non si possono rifiutare.
Aurelio Pariali
Coordinatore Provinciale del Nuovo PSI
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