
Finalmente qualcuno si è deciso a staccare la spina a questo Governo verso il quale da tempo i suoi componenti si accanivano terapeuticamente per mantenerlo in vita. Peccato però che la decisione di uscire dalla maggioranza da parte dell'Udeur (con la conseguente caduta del Governo) sia dipeso da fatti che hanno molto poco del politico in senso nobile, ma, al contrario, riguardano fatti personali politicizzati. La situazione non è crollata, come doveva essere, per motivi legati alla irrealizzabilità del programma o alla visione conflittuale degli obiettivi dei vari partiti che componevano la maggioranza (dai liberali moderati di Dini agli estremisti di sinistra come Turigliatto), ma per una sorta di ripicca, di vendetta per aver osato ostacolare gli interessi partitocratici difesi dall'ormai noto motto "così fan tutti..."
Raggiunto il risultato liberatorio dalla morsa soffocante del Governo Prodi si rischia di ignorare (a torto) il percorso che ci ha portati a questo punto. Già da tempo, infatti, i componenti della maggioranza mostravano chiari segni di insofferenza, da Dini, ai Comunisti, e fino allo stesso Veltroni, che pochi giorni fa aveva dichiarato di voler "correre da solo", in ogni caso, affermando implicitamente l'impossibilità di ripetere un'esperienza di Governo così "variegata", senza però alcuna assunzione di responsabilità da parte di nessuno, o una presa di posizione coerente con i propri stati d'animo ed esternazioni.
Fin dall'inizio Prodi ha dovuto mediare o, meglio, cedere ai ricatti e alle pretese dei suoi alleati, dando, come si suol dire, un colpo al cerchio e uno alla botte, con la conseguenza di portare il Paese nello stato disastroso in cui si trova, cercando disperatamente di tenere uniti interessi e visioni completamente diversi e spesso conflittuali.
E' importante, invece, trarre le opportune conclusioni da questa vicenda, perchè ciò che si può affermare con certezza è che l'unico pungolo idoneo a smuovere una situazione paradossale, deprimente e incompatibile con il bene del Paese è l'interesse particolare del singolo uomo politico o del suo partito e non la voce, sempre più alta, della protesta dei cittadini.
Enrico Belletti
Raggiunto il risultato liberatorio dalla morsa soffocante del Governo Prodi si rischia di ignorare (a torto) il percorso che ci ha portati a questo punto. Già da tempo, infatti, i componenti della maggioranza mostravano chiari segni di insofferenza, da Dini, ai Comunisti, e fino allo stesso Veltroni, che pochi giorni fa aveva dichiarato di voler "correre da solo", in ogni caso, affermando implicitamente l'impossibilità di ripetere un'esperienza di Governo così "variegata", senza però alcuna assunzione di responsabilità da parte di nessuno, o una presa di posizione coerente con i propri stati d'animo ed esternazioni.
Fin dall'inizio Prodi ha dovuto mediare o, meglio, cedere ai ricatti e alle pretese dei suoi alleati, dando, come si suol dire, un colpo al cerchio e uno alla botte, con la conseguenza di portare il Paese nello stato disastroso in cui si trova, cercando disperatamente di tenere uniti interessi e visioni completamente diversi e spesso conflittuali.
E' importante, invece, trarre le opportune conclusioni da questa vicenda, perchè ciò che si può affermare con certezza è che l'unico pungolo idoneo a smuovere una situazione paradossale, deprimente e incompatibile con il bene del Paese è l'interesse particolare del singolo uomo politico o del suo partito e non la voce, sempre più alta, della protesta dei cittadini.
Enrico Belletti
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