giovedì 18 dicembre 2008

Il PUT e la rivolta dei commercianti.



L'incontro tra l'amministrazione comunale e i commercianti portuensi sul PUT tenutosi martedi sera ha avuto un epilogo facilmente prevedibile. L'indignazione e la rabbia degli operatori del commercio, giustamente, ha prevalso sulla rassegnazione e le critiche mosse da questi al progetto sul piano urbano del traffico sono tutte ampiamente condivisibili. Ciò che maggiormente indigna è l'atteggiamento degli amministratori portuensi, spogliatisi di qualsiasi responsabilità sia politica che tecnica, attribuendo la paternità delle loro scelte a una non meglio precisata “altra parte della popolazione”. I precedenti maldestri interventi sulla viabilità cittadina (vedi via Mazzini con il relativo incrocio e la rotonda sulla medesima via) hanno fatto perdere ogni barlume di fiducia nelle capacità tecniche e politiche di questa amministrazione, che non risulta più credibile nel ruolo, primario e fondamentale, di tutela degli interessi dei propri concittadini.

I commercianti lamentano la perdita del contatto con la realtà degli amministratori (ammesso che ci sia mai stata) e in particolare il mostrarsi sordi e insensibili alle loro richieste, assolutamente legittime, di poter continuare a svolgere la propria attività senza ulteriori aggravi e preoccupazioni oltre quelle, che la crisi economica in atto, già riserva loro. E il portare a fondamento delle proprie occulte posizioni altre realtà locali italiane ed europee è la prova che la Giunta Barbieri non conosce il territorio che da otto dolorosi anni amministra e non vuole esporsi in prima persona nelle proprie scelte.

Molti problemi in tema di sicurezza e viabilità emersi dai vari focus group sono stati attribuiti proprio alle modalità di esecuzione delle opere pubbliche da parte di questa amministrazione e non a situazioni pregresse. Strettoie che hanno creato difficoltà anche ai vigili del fuoco nel loro lavoro (come nel primo tratto di via Mazzini per il quale è occorso un secondo intervento di allargamento della sede stradale) e alle aziende dei trasporti pubblici (i cui mezzi più di una volta si sono “incagliati” nella rotonda di via Kenia).

In una realtà economica commerciale che evolve a ritmi vertiginosi e che sempre più a fatica tenta di rincorrere i gusti e le richieste dei clienti, che ormai si affidano a internet per i loro acquisti, ingessare in questo momento il centro storico significa riportare il paese ai tempi delle carrozze e dei cavalli. L'idea del centro come salotto, come luogo di incontro e socializzazione è indubbiamente affascinante e mi trova in parziale accordo, a patto che, il centro storico prima venga rivalutato e recuperato con interventi mirati e a costi relativamente bassi, come il rifacimento delle sedi stradali adiacenti, la sostituzione delle illuminazioni ormai fatiscenti, la cura del verde, in maniera da rendere il “salotto” ospitale e piacevole ma soprattutto incentivare la presenza dei cittadini, portuensi e non, a frequentare il centro proponendo momenti di svago e intrattenimento in tutti i periodi dell'anno, anche a costo di limitare gli introiti delle feste di partito.



Per il Circolo della Libertà



Enrico Belletti

mercoledì 26 novembre 2008

Povero centro storico di Portomaggiore...


Non basta far scrivere a caratteri cubitali da un giornalista schierato nella medesima area politica che l'Amministrazione comunale di Portomaggiore intende valorizzare il centro storico cittadino. La struttura del P.U.T. (piano urbano del traffico) presentato durante il Consiglio Comunale di ottobre, mostra chiaramente tutt'altra intenzione.

Ancora una volta la Giunta Barbieri, in questo caso attraverso il Vicesindaco Minarelli, ha dimostrato di non avere il coraggio di porre in essere la propria azione politica alla luce del sole e soprattutto di contraddirsi, spacciando per veritiere intenzioni e programmi che non coincidono con la realtà dei fatti, in sostanza, di prendere in giro i cittadini.

Dopo aver creato innumerevoli disagi e pregiudizi proprio a quelle attività del centro con lavori su opere pubbliche dallo svolgimento lentissimo e con risultati spesso insoddisfacenti e dopo aver privato il centro storico della sua funzione sociale e culturale nel periodo estivo per favorire i profitti di Festissima (ex Festa de L'Unità), l'Amministrazione vuol far credere ai cittadini che il PUT è stato progettato all'insegna del rilancio del centro storico. Niente di più falso!

Ci pare invece emblematico che le varie associazioni dei commercianti locali si siano espresse negativamente sul progetto, bocciandolo su tutta la linea e con giuste motivazioni.

È chiaro che l'Amministrazione di sinistra non conosce la realtà commerciale del paese che (malamente) governa da ormai 8 anni. Adibire a ZTL vie del paese come via Vittorio Emanuele II, via Garibaldi, via Forlani, via Bernagozzi significa mandare incontro a morte certa molte attività commerciali (ad esempio di ristorazione da asporto), già segnate dalla crisi economica nazionale, basate proprio sulla necessità di un vicino parcheggio.

Il PUT inoltre prevede di sostituire i parcheggi esistenti nel centro con quelli di attività private quali i supermercati, spesso lontani centinaia di metri dal centro, favorendo la grande distribuzione a scapito proprio dei piccoli commercianti. Tali parcheggi, inoltre, essendo privati, potrebbero anche essere riservati esclusivamente (e forse anche giustamente) ai propri clienti.

Lodevole l'iniziativa di tutelare pedoni e ciclisti che decidono di vivere il centro storico, ma che ci vanno a fare “in piazza” se le attività commerciali del centro saranno costrette a chiudere i battenti?


Per il Circolo della Libertà di Portomaggiore,

Enrico Belletti.

mercoledì 19 novembre 2008

Per il partito unico tutto è bloccato, in attesa di un segnale del Cav.

Il cartello “lavori in corso” è in bella evidenza. Le impalcature ci sono, ma danno l’idea di essere state montate da poco, scarsi gli operai avvistati. E’ passato l’architetto, il geometra ha i progetti sul tavolo, il capomastro ha preso visione dei lavori da fare. Se dovessimo cercare un’immagine, una fotografia, per far capire a che punto è la costruzione del Popolo della Libertà questa che abbiamo descritto sarebbe la più azzeccata. Da mesi i vertici del partito vanno dicendo, “abbiamo l’idea, abbiamo gli elettori, abbiamo il leader”, elementi che sommati insieme fanno il contenuto. Quello con la “C” maiuscola.

Con il passare del tempo il “Contenuto” è diventata l’unica certezza. Sono passate settimane intere ascoltando lo stesso ritornello: stiamo lavorando, stiamo organizzando, stiamo valutando. In realtà, oltre le linee ufficiali, e importanti, che sottolineano la portata storica del Pdl, oltre i ripetuti e forti convincimenti che il nucleo forte c’è, che in fondo le esperienze di Alleanza Nazionale e Forza Italia sono tramontate, ecco oltre a quello non c’è molto altro. Il Pdl per ora rimane un cartello elettorale. Bello ma senz’anima. Lo “stiamo lavorando” di Italo Bocchino, il percorso “serrato ed impegnativo per raggiungere il Pdl” di cui parla Denis Verdini per altri deputati più critici si trasforma in un “tutto è fermo”. Sempre Bocchino, entusiasta e convinto del progetto ritiene che “la costruzione del contenitore richieda il tempo necessario”. Tutti d’accordo. Deputati e senatori, dirigenti locali e nazionali si dividono in apocalittici e integrati. L’operazione non è facile, spiegano i secondi, costruire un partito che ha il 40% dei consensi richiede pazienza e una grandissimo impegno sotto tutti i punti di vista: concettuale, culturale, organizzativo. E poi c’è da considerare che nelle democrazie parlamentari il partito di maggioranza si schiaccia sempre sul Governo. Se poi questo partito non è ben definito ecco che qui, più che schiacciarsi, il partito di maggioranza scompaia all’ombra del Governo.

In realtà dopo la bella e galvanizzante esperienza della campagna elettorale tutto si è fermato, tanto gli elettori, o la stragrande maggioranza di essi, non è che sta tutti i giorni a chiedersi quando ci sarà il congresso costituente, spiegano gli apocalittici. Non c’è tutta questa fretta. E lo capisci quando cerchi sul calendario una data precisa, che confermi i lavori in corso. La cerchi, ma non c’è. Nessun evento ufficiale all’orizzonte. Niente di politicamente concreto al quale aggrapparsi. Quando ci sarà il congresso? Bella domanda. Prima doveva essere fissato in una data imprecisata tra gennaio e febbraio, poi verso la fine di febbraio. Ora, in un articolo apparso qualche giorno fa su La Stampa, si parla del 15 o del 22 marzo, a Roma o a Milano. Troppi rimandi. Se chiedi alle seconde file di Montecitorio qualche informazione al riguardo ti senti dire che “quando ci sarà il comitato costituente non lo sanno nemmeno La Russa e Verdini”. Sentite invece Paolo Guzzanti, “Il Pdl nascerà quando lo deciderà il capo, questo nuovo partito sarà molto autocratico e nessuno deciderà nulla se non Lui”. Intanto di una cosa si ha avuta certezza. Il comitato dei cento è servito a ben poco, a parte per riunirsi una solo volta. Non lo dicono apertamente , ma lo fanno capire. Emblematico fu lo sfogo del repubblicano Nucara, “ come faccio a confrontarmi con i cento se li ho visti sono una volta?”. Fino ad ora ci sono state solo generiche chiacchierate sul tema e nulla più, spiega di Silvano Moffa ex Presidente della Provincia di Roma ed ex sottosegretario alle infrastrutture nel Berlusconi II. Uno che la vita di Montecitorio la conosce bene e riassume i motivi dell’immobilismo. “Il Pdl fatica a darsi un volto perché si pensa che basti una semplice alchimia da ragioniere per farlo nascere, concentrandosi più sui numeri che sulle realtà territoriale. C’è poi una difficoltà culturale, l’anima del Pdl deve nascere dalla sintesi di An e Fi e non dalla sola somma”.

Ma il motivo fondamentale della stagnazione, è che tutti aspettano un segnale da Berlusconi, il problema insomma lo deve risolvere lui. “Cosa è questa se non un chiaro segno di immaturità della classe dirigente?” si domanda Moffa. E così mentre aspetti il Capo, ecco, lui arriva. Dopo l’attenzione alle operazioni di governo tornerà nelle prossime settimane a occuparsi della sua creatura. Il processo che dovrà dare l’anima al Pdl nascerà dal basso. A dicembre in migliaia di piazze italiane verranno allestiti i gazebo dove verranno scelti i delegati per il congresso costituente, attraverso delle primarie sui generis che eleggeranno circa 6000 delegati divisi tra An, Forza Italia e i partiti minori. Dopo i mesi di stallo il Pdl riparte, torna a muoversi, almeno a livello di marketing e comunicazione. Dietro l’idea di rilanciare una immagine andata sbiadita attraverso questa operazione c’è sempre e solo lui: il Capo. Quella con la S maiuscola.


Articolo di Michele Ruschioni tratto da "l'Occidentale".

mercoledì 5 novembre 2008

Obama Presidente: sarà davvero la rinascita americana?


Questo è un intervento di chi non pretende di avere ragione ma di chi spera di aver torto.

Gli Stati Uniti e l'Italia sono due democrazie “grandi” ma molto differenti. L'estremizzazione negativa della politica italiana si esprime (o si è espressa) attraverso il fenomeno del micropartitismo al quale si sta cercando di porre un limite attraverso la modifica della legge elettorale, ma ancor più spesso e malamente, con improprie e improbabili alleanze. In America questo non è possibile grazie a un bipolarismo che spesso fa perdere il senso di ciò che si può definire concetto di destra o di sinistra (e sta succedendo così anche in Italia). Ciò che non amo delle elezioni americane sono le elezioni americane. La finta televendita messa in scena da Mc Cain è stata, forse, l'aspetto più vicino alla realtà di tutta la campagna elettorale.

In America vince chi produce lo show migliore interpretato dal miglior attore, i programmi elettorali diventano sempre più simili, sempre più insignificanti. Non si vince più grazie al programma e alle promesse in esso contenute (salvo casi eccezionali), ma grazie alla persona, alla credibilità e all'appeal che questa ha nell'elettorato. Le ricette economiche non le capisce quasi nessuno, anche perchè quasi sempre sono contraddette da qualche antagonista, giornalista o sindacalista improvvisatosi tecnico-economico.

E queste elezioni in USA ne sono state la dimostrazione. Di facciata si sono combattute sulle modalità di risanamento dell'economia americana, ma la realtà è un'altra. La lotta di Mc Cain e Obama si è combattuta sul ring della simbologia americana, riguardava le loro persone, le loro immagini di eroi nazionali, il primo di patriota che ha offerto la propria vita alla bandiera, il secondo di colui che ha riscattato l'orgoglio afroamericano. Il 94% degli afroamericani ha votato per Obama, dubito che tutti questi l'abbiano fatto nella consapevolezza della validità del suo programma elettorale.

Personalmente, da uomo liberale di destra, non ho nulla contro Obama e credo, anzi, che sarà un buon Presidente, se non altro perchè i riflettori (già normalmente indiscreti) puntati sul Presidente degli USA, saranno particolarmente insistenti sulla sua figura e sul ruolo di deus ex machina che ci si aspetta da lui e che ha deciso di interpretare.

Anch'io avrei fatto parte del 75% degli americani che non ha apprezzato la politica di Bush, ma avrei votato Mc Cain, per nessuna delle ragioni suddette. Ne parlavo poco fa con un'amica: Obama è l'uomo giusto, bello, elegante nei suoi abiti firmati, sportivo, distinto, sempre composto, con la famiglia giusta tanto da fare invidia a quella della pubblicità del Mulino Bianco.

Bisogna avere il coraggio di cambiare, ma il cambiamento non deve essere dettato da un'illusione.

Enrico Belletti

martedì 28 ottobre 2008

NASCE A PORTOMAGGIORE L'ASSOCIAZIONE COMUNALE PER LE ONORANZE AI CADUTI CIVILI E MILITARI DI TUTTE LE GUERRE

L'Associazione nasce dal lavoro e dall'esperienza maturata in oltre dieci anni di attività dell'omonimo Comitato e grazie alla passione e alla dedizione di persone, come Paolo Simeoni e Giuliano Gualandi, che da sempre hanno messo a disposizione della comunità portuense il proprio tempo e la propria disponibilità per iniziative e progetti di pubblica utilità.
Scopi dell'Associazione sono il preservare e il diffondere nelle future generazioni la memoria storica in riferimento particolare alle vicende belliche locali, onorare il ricordo dei caduti sia civili che militari in occasione di vicende belliche, celebrare e organizzare manifestazioni e feste nazionali patriottiche, curare il decoro dei monumenti, lapidi e cippi del territorio portuense.
Compongono il direttivo dell'Associazione Paolo Simeoni in qualità di presidente, Magnani Vasco (vicepresidente) Enrico Belletti con funzioni di segretario e tesoriere. L' Associazione, che avrà sede presso il Municipio comunale, nonostante sia stata registrata da appena un mese, vanta già oltre 30 soci ed è già operativa. Si invita, infatti, tutta la cittadinanza a partecipare alla cerimonia di celebrazione della Festa Nazionale delle Forze Armate che si terrà martedì 4 novembre in P.zza Umberto I a Portomaggiore.

giovedì 23 ottobre 2008

Le fumose politicizzate proteste contro la Riforma Gelmini.

Dichiarazioni rilasciate su richiesta de L'Occidentale quotidiano on line. http://www.loccidentale.it/

Proprio martedì c'è stata l'inaugurazione dell'anno accademico e un gruppo di manifestanti ha esposto, durante l'intervento del Rettore, una bara di cartone a voler simboleggiare la morte dell'Università. Da notare però che “l'incursione” studentesca alla presentazione è da considerarsi molto meno eroica e coraggiosa di quello che può sembrare. È legittimo ritenere, infatti, che il Rettore Bianchi, in questo momento, abbia per la testa tutto tranne che la tutela degli interessi dell'Università ferrarese e dei suoi studenti, essendosi ormai da tempo esposto politicamente ed essendo considerato (a ragione) tra i papabili candidati a Sindaco di Ferrara, chiaramente in forza al PD. Al di là di questo gesto folkloristico di chiara matrice politica, riconducibile sicuramente a uno sparuto gruppo di studenti con molto tempo da perdere, la cosa che più mi intristisce e preoccupa è l'atteggiamento di alcuni professori (che da lamentarsi hanno ben poco) che cavalcando l'onda del malcontento per il timore di perdere posizioni di privilegio (anche economico) ormai sedimentate da decenni, alimentano la polemica aizzando gli studenti!

L'aumento, ormai senza controllo, del numero delle cattedre nelle Università italiane e l'introduzione di corsi con tematiche al limite del ridicolo hanno portato, chiaramente, a un conseguente aumento dei costi a carico dello Stato. Il corso di Laurea in Giurisprudenza appena 8 anni fa prevedeva 21 esami, oggi (a causa anche delle precedenti Riforme) si è arrivati a doverne sostenere anche 50 e ciò presuppone un identico numero di insegnanti, anzi, superiore perchè alcuni esami sono alternativi ad altri. A scapito, tra l'altro, degli studenti ai quali viene giustificata questa organizzazione didattica in nome del pluralismo e della completezza culturale, quando, in realtà, si tratta solo di fardelli che ostacolano il raggiungimento dell'agoniato fine. Classico esempio quello di “spezzare” un esame in due o più parti (es dir. Privato 1 e 2) e attribuirle a due o più insegnanti diversi, con metodi diversi di insegnamento e di valutazione della preparazione. Avere meno insegnanti da retribuire significa avere più risorse da destinare, per esempio, alla ricerca universitaria.

È ormai chiaro a tutti che le proteste negli Atenei italiani hanno una valenza esclusivamente politica. È triste vedere ragazzi giovani giocare in maniera così pericolosa con il proprio futuro ma è ancora più vergognoso vedere che qualche vecchio volpone, come sempre, ne approfitta per fare un'opposizione (becera) che in Parlamento non gli riesce. La netta contrapposizione politica e ideologica non porta mai buoni frutti. La legge 133 è migliorabile sicuramente, ma è quello che “passa il convento” in questo periodo economico a dir poco sfavorevole. Gli italiani hanno già stretto la cinghia da tempo, lo facciano anche le Istituzioni (evitando sprechi) e si vadano a colpire le caste degli “intoccabili”.


Enrico Belletti

“UNA CASA COMUNE PER TRE SOGGETTI POLITICI PORTUENSI”

Dopo una serie di contatti avvenuti nei mesi scorsi, sull’onda del buon lavoro svolto dal comitato elettorale portuense a sostegno del progetto del Popolo della Libertà alle elezioni politiche 2008, lanciato dal Presidente Silvio Berlusconi, tra i tre rappresentanti portuensi de:


Nuovo Partito Socialista Italiano CAMPI GIOVANNI Coordinatore

Popolari-Liberali nel PdL FRANCESCA BIANCHI Coordinatrice

Circolo della libertà ALBERTO VACCHI Presidente


nell’incontro di Giovedi 16 Ottobre scorso, si è convenuto di individuare nei locali di VIA CARDUCCI , nel capoluogo di Portomaggiore, la sede comune dei rispettivi movimenti e partiti politici. Una scelta importante non solo per rendere ancora più vicina ai cittadini l’attività dei propri sodalizi, relativa alla vita amministrativa del Comune, ma anche per consolidare la collaborazione politica in vista delle imminenti tornate elettorali che interesseranno gli stessi cittadini portuensi: le elezioni per il rinnovo del Presidente e del Consiglio Provinciale, nonché le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

A tal proposito, i tre responsabili comunali, pur nella distinzione delle rispettive identità, culture e proposte politiche, si sono impegnati a favorire il percorso costituente del nuovo soggetto politico del POPOLO DELLA LIBERTA’ anche a Portomaggiore, nella ovvia consapevolezza del ruolo fondamentale che dovrà essere svolto prioritariamente da ognuno dei due partiti maggiori che hanno già sancito la stessa volontà, vale a dire Forza Italia ed Alleanza Nazionale. Proprio per questo è stata ribadita la proposta, da formulare ai loro rappresentanti locali (Seghi Maurizia e Badolato Roberto) di individuare nella stessa sede, il luogo destinato ad ospitare il comitato politico costituente del PdL.

Con l’auspicio che tale proposito di collaborazione possa ulteriormente rafforzarsi, i rappresentanti dei tre partiti e movimenti politici portuensi, hanno altresì ribadito la propria disponibilità a sostenere e collaborare con tutte quelle forze diversamente organizzate che oggi, a Portomaggiore, sono impegnate a costruire il cambiamento politico alla guida del Comune.

Portomaggiore, 18/10/2008


Campi Giovanni (Nuovo PSI)

Francesca Bianchi (Popolari-Liberali nel PdL)

Alberto Vacchi (Circolo della Libertà)

venerdì 26 settembre 2008

Il sistema delle preferenze e la moralità nella politica.


Uno degli argomenti che ha costituito oggetto del dibattito tra i parlamentari (ma anche tra i corsisti) presenti alla "sei giorni" di Frascati, organizzata dalla Fondazione Magna Carta, è l'introduzione del sistema delle preferenze in tutte le consultazioni elettorali, nazionali ed europee. Chi premeva di più in tal senso era il Sottosegretario Carlo Giovanardi, il quale affermava che solo con la previsione delle preferenze, in tutti i livelli della politica attiva, è possibile rispettare appieno il principio democratico che sta alla base del nostro Paese.
Indubbiamente le preferenze possono rappresentare, in via teorica, il massimo rispetto della volontà elettorale, creano quello spirito di competizione con i colleghi di lista "avversari" che può far crescere tutto il partito, fotografano il grado di apprezzamento di un politico e sono segno indicatore di come quel politico ha lavorato. Tutto questo, ripeto, in via teorica.
L'alternativa al sistema delle preferenze è quello delle liste bloccate, usato tutt'ora, nelle elezioni politiche nazionali ed europee, ovvero, vengono eletti coloro che all'interno di quella lista occupano una posizione più "alta" e, di solito, questa posizione viene attribuita agli alti dirigenti di partito, ai veterani, insomma a chi si decide debba essere eletto, spesso anche new entries "eccellenti" utili a fare notizia come l'operaio della Tyssen o il Gen. Speciale; chiaramente più voti il partito prende in quella circoscrizione più esponenti di quella lista vengono eletti, dando così (a volte) la possibilità anche agli "sconosciuti" di mettere piede in Parlamento.
Con Giovanardi, poi, ho avuto modo di colloquiare in seguito.
Fatta la legge trovato l'inganno...gli dissi...
Se l'etica, la morale, la serietà e la correttezza non diventano i pilastri portanti della politica, nessun sistema elettorale potrà mai funzionare appieno.
E' noto e risaputo che non sempre le preferenze sono il riflesso perfetto della meritocrazia: anzi, spesso per diventare consigliere comunale è sufficiente "offrire una cena" ad un numero di persone direttamente proporzionale alla quantità delle preferenze necessarie per essere eletti e quasi sempre (a sinistra) le preferenze vengono spalmate sul territorio con precisione e oculatezza. E che dire, invece, di chi meriterebbe, per le sue capacità e conoscenze, di far parte della compagine di governo (locale o nazionale), ma per questione di tempo, lavoro, denaro, carenze organizzative non riesce a far scrivere il proprio nome sulla scheda?
La mia ricetta per avere una buona squadra di governo? La selezione diretta dei collaboratori-amministratori-parlamentari da parte del capogruppo-sindaco-premier, fondate su ragioni di meritocrazia e coerenza programmatica, oppure si usino le preferenze ma basta alle nomine clientelari e ai giochi di partito. Ingrediente di base, come avrete capito, è la moralità nella politica.

Enrico Belletti

martedì 23 settembre 2008

A Portomaggiore nasce la Polisportiva Nuova Faro

Grazie all'idea di Alberto Vacchi (a sinistra), al contributo organizzativo di Enrico Belletti ed Enrico Guidi (rispettivamente al centro e a destra), alla collaborazione di Massimo Felloni e Massimo Gallerani e all'esperienza di Giampaolo Magnani nasce a Portomaggiore la Associazione sportiva dilettantistica denominata Polisportiva Nuova Faro che si occuperà della gestione del Palazzetto dello Sport di Portomaggiore situato in via Valmolino.
Attualmente costituiscono la Polisportiva le Società sportive Cestistica Argenta, la quale ha già dato vita a due squadre di minibasket rivolte ai bambini dagli 8 ai 12 anni sotto il simbolo di Cestistica Portuense e la Team Volley Portomaggiore che vanta l'iscrizione al campionato di serie B. E' volontà dell'Associazione promuovere lo sport sul territorio portuense allargando la propria partnership a tutte quelle altre società sportive, palestre e gruppi che svolgono sport indoor, attraverso la concessione di spazi orari all'interno del Palazzetto.
Per informazioni contattare Alberto Vacchi 348/2309534

venerdì 19 settembre 2008

Alitalia e il no politico della CGIL


Il numero dei successi di questo Governo, da quando Berlusconi è stato nominato Presidente del Consiglio, aumenta di giorno in giorno. Risolto il problema dei rifiuti a Napoli, riformata la scuola e la Pubblica Amministrazione e un' opposizione incapace di impedire tutto questo hanno reso necessario, per evitare la disfatta politica e mediatica della Sinistra, chiedere man forte al sindacato filocomunista, che prontamente si è messo di traverso nella delicata trattativa per salvare Alitalia.
E' chiaro o si salva la compagnia e il premier ne esce vincitore o si fa saltare la cordata sfatando il mito di Silvio
deus ex machina. E sacrificare 20 mila lavoratori Alitalia e altre decine di migliaia che lavoravano grazie all'indotto, per la CGIL è un prezzo equo da pagare pur di oscurare l'ascesa in termini di consenso e apprezzamenti di Berlusconi e del suo Governo.
Tutto questo con l'ulteriore scusante (per Walter & C) che loro non hanno responsabilità, anzi, sono dispiaciuti e avrebbero voluto ma....il sindacato è il sindacato. Mi chiedo solo quando QUEL sindacato deciderà di tutelare gli interessi dei lavoratori e non i propri e della parte politica che sostiene.

E.B.


lunedì 15 settembre 2008

Se mancano i proiettili si tirano le bombe...


Un'immagine dalla scuola della Fondazione Magna Carta

Mi ha fatto sorridere (sconsolato) l'intervento di ieri di Walter Veltroni che ha accusato "la destra" di stare trascinando il Paese al collasso. Neanche il più sprovveduto dei politici neofiti avrebbe potuto cadere così in basso. Un spot da campagna elettorale di chi sa di aver perso in partenza.
La critica e anche il contrasto sulle idee e sul modo di agire dell'avversario sono il sale della politica e caratterizzano il ruolo dell'opposizione, ma è anche dovere dell'opposizione fare critiche precise e costruttive, in caso contrario si cade in un becero tifo da stadio.
Il fatto di aver accusato solo "la destra" ha una duplice significato politico ed è da leggersi così: 1) se loro sono la destra noi siamo la Sinistra quindi elettori e simpatizzanti dell' IDV ed ex comunisti unitevi a noi 2) il centro (UDC) è la "terra di mezzo" che ancora deve essere occupata e verso la quale si guarda con favore perchè tutto ciò che non è PDL e Lega può essere utile alla lotta contro Berlusconi.
Speravo in un Veltroni diverso: trovare punti di attacco all'operato di questo Governo non è facile, ma è triste vedere un partito di nuova costruzione (anzi restaurato), che si era prefisso di vincere le elezioni, perdere in questo modo il senso della realtà e la capacità di organizzarsi.
In bocca al lupo Walter ti auguro tempi migliori.

E.B.

venerdì 12 settembre 2008

Dalla Summer School ricordando l' 11 settembre.

Ieri sul treno che da Roma mi portava a Bologna ho avuto modo di pensare con una intensità e una consapevolezza che da tempo non riuscivo a ottenere. Pensavo a quella data particolare, che dopo sette anni dall'evento nefasto che l'ha segnata, scandisce la vita di milioni di persone e così sarà per molto tempo ancora. Il full immersion di lezioni, seminari, incontri e discussioni tra i corsisti della Summer School fMC, legati dal filo conduttore della tutela e della condivisione dei valori dell'Occidente, ha indubbiamente favorito queste riflessioni. Per questo, in privato, nell'intimo del mio cuore, dedico questa esperienza a quegli uomini e a quelle donne che, perdendo la vita, sacrificandosi inconsapevolmente, hanno trasfuso la propria quotidiana essenza in un ideale unico e altissimo, in un valore e in un simbolo che da quel momento ha identificato e unito quei popoli e quelle nazioni, che hanno percepito quell'ignobile gesto non solo come un attacco alla nostra cultura, alla nostra storia, alla nostra identità, ma come una lama che, proveniente dal cielo, ha ferito irreparabilmente i loro cuori.
Ringrazio tutti i colleghi e amici corsisti per i bei momenti passati insieme e nella speranza di incontrarvi presto, voglio ricordarvi che anche noi formiamo un popolo, anche noi, nelle nostre storie particolari, nelle nostre realtà, nelle nostre vite uniche e irripetibili ci uniamo e diventiamo una cosa sola nel ricordo di questa esperienza. Vi abbraccio tutti.
Enrico Belletti

mercoledì 3 settembre 2008

Fondazione Magna Carta: Frascati 5-11 settembre 2008


Ebbene, quest'anno tra i 50 corsisti selezionati in tutta Italia ci sono anch'io. Fin dalla sua nascita ho seguito gli sviluppi della Fondazione con interesse e curiosità. Ora che ho l'opportunità di "toccare con mano" quello che prima era pura immaginazione vorrei rendervi partecipi del mio viaggio, della mia esperienza politica e di vita. Partirò venerdi mattina da Portomaggiore con il treno per Bologna delle 8.50 e arriverò a Frascati intorno alle 15.30. Vi testimonierò giorno per giorno (connessione internet permettendo) quello che succede intorno a me, sperando di ritornare un pò più grande.

Per farvi capire di cosa si tratta riporto quanto scritto dal Segretario generale della Fondazione riguardo questo evento.

Enrico Belletti


Una scuola di politica ma non di partito

di Beppe Lanzilotta

Segretario generale di Magna Carta

Quando un think tank come Magna Carta promuove una scuola estiva non intende emulare le pur gloriose scuole di partito che perseguivano il legittimo fine di indottrinare le proprie truppe utili a far proseliti nel territorio nazionale. La Fondazione Magna Carta è un pensatoio indipendente che ha fatto una chiara scelta di campo. A caratterizzare la Fondazione, fin dall’inizio, è stata infatti proprio la scelta di seguire un nuovo modello di cultura politica, quello degli “incubatori di idee”, che assegna alla riflessione sui nuovi scenari sociali un ruolo di affiancamento “integrante”, ma non “integrato”, alla politica attiva. L’identità di Magna Carta sta tutta in questo posizionamento peculiare, formalmente indipendente, ma di fatto capace di intrattenere un profondo rapporto reciproco con gli interlocutori istituzionali.

L’elaborazione di nuove idee per il Paese non può però prescindere dai processi formativi utili a consolidare quelle idee. La Summer School di Magna Carta risponde all’esigenza, non secondaria, di fornire alle nuove generazioni un bagaglio di conoscenze frutto delle elaborazioni più originali che la fondazione si è impegnata a divulgare nell’ambito delle scienze sociali. L’impegno è quello di dare “forza” a quelle gambe sulle quali un giorno quelle idee dovranno camminare!

La Summer School non è quindi una scuola di partito, piuttosto un corso di alta specializzazione full immersion destinato a chi intende approfondire la propria preparazione nell’ambito delle dinamiche istituzionali, della politica estera, della finanza pubblica, dei processi di semplificazione legislativa e amministrativa, delle politiche di welfare e di federalismo fiscale. Saranno infatti questi alcuni tra i principali argomenti a cui si dedicheranno gli studenti della scuola estiva di Magna Carta che per l’occasione avranno a disposizione come docenti ministri e sottosegretari del Governo Berlusconi oltre a prestigiosi accademici ed esponenti della vita pubblica del nostro Paese.

Coniugare il momento formativo con la ripresa dell’attività politica dopo la pausa estiva è la caratteristica fondante della Summer School che, per il terzo anno consecutivo, la Fondazione Magna Carta organizza a Frascati (a due passi da Roma) a beneficio di cinquanta ragazzi selezionati tra laureati, dottorandi e dottorati.

Per sei giorni, dal 5 all’11 settembre, gli studenti divisi in due percorsi formativi, uno dedicato alla politica interna e internazionale, e l’altro all’economia al welfare e al mercato saranno impegnati in 30 ore di lezioni in aula, per ogni percorso formativo, e 27 ore di sessioni plenarie aperte anche al pubblico, momenti di dibattito pubblico dove esponenti delle varie forze politiche, dell’imprenditoria e personaggi della politica internazionale discuteranno dei grandi temi in agenda.

Così come negli anni passati in occasione dei dibattiti organizzati durante la scuola estiva di Magna Carta si sono registrate le autorevoli presenze di personaggi del calibro del Cardinale Ruini, Marcello Pera, George Weigel, Efraim Imbar, Magdi Allam e tanti altri tra esponenti della vita pubblica interna e internazionale, anche quest’anno la Summer School si candida quale momento di dibattito per l’avvio della ripresa dopo la pausa estiva. Quest’anno temi centrali saranno: la legislatura costituente, il partito unico del centrodestra, immigrazione e sicurezza, il nucleare, la biopolitica, le prossime elezioni americane, l’evoluzione della crisi mediorientale. Ne discuteranno tra gli altri: Enzo Bianco, Renato Brunetta, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Ignazio Larussa, Alfredo Mantovano, Ermete Realacci, Eugenia Roccella,Maurizio Sacconi, Salvatore Vassallo e Denis Verdini.

Tra i momenti che si annunciano di grande interesse: l’inaugurazione della Summer School che vedrà il Ministro dei beni culturali, Sandro Bondi, tenere una lectio magistralis su “La rivoluzione interiore, la politica e la ricerca del bello”; l’incontro con l’ex Primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu; la lectio magistralis del Patriarca di Venezia, S.E. il Cardinale Angelo Scola su “Religioni, verità e libertà”; il dibattito che concluderà la terza edizione della scuola estiva di Magna Carta su “L’antifascismo della storia d’Italia” che vedrà confrontarsi Fausto Bertinotti, già Presidente della Camera dei Deputati, e Gaetano Quagliariello, Presidente vicario dei senatori del PDL e presidente della Fondazione Magna Carta.

lunedì 1 settembre 2008

Ecco perchè dobbiamo tornare al nucleare...


Le vicende di questi ultimi giorni ne sono l'ennesima conferma. Se l'Italia non cambia rotta, modificando il proprio sistema energetico e le proprie fonti sarà un Paese sempre più povero e più oppresso dai fornitori (talvolta senza scrupoli) che si muovono sullo scenario politico, spesso, in barba agli impegni e agli accordi di diritto internazionale.
Chiunque, me compreso, vorrebbe vivere in un mondo più pulito e più sano, ma non è semplice trasformare nazioni, interi continenti, che hanno fatto del carbone, prima, e del petrolio, poi, la propria fonte di sviluppo economico, in sistemi energetici autosufficienti a basso impatto ambientale. Il prezzo da pagare sarebbe quello di ritornare, senza passare dal via, al medioevo.
E' vero, carbone, petrolio, gas naturali, sono fonti inquinanti, non rinnovabili e soprattutto in via di estinzione e il prezzo di questi combustibili è destinato a lievitare sempre di più e così anche i costi dei prodotti da essi derivati. Coloro che potranno acquistare questi prodotti saranno sempre meno aumentando così il divario tra i ricchi e gli indigenti. La lotta del XXI secolo non si farà più per il pane ma per il petrolio. Occorre quindi muoversi in fretta, trovare, come si suol dire, fonti energetiche alternative; e qui ci deve venire in aiuto la scienza, una scienza in continua evoluzione, una scienza sempre in ritardo rispetto alle nostre esigenze. Tutti vorremmo energia pulita e forse si potrebbe anche fare, basterebbe trasformare l'Italia in un immenso specchio di silicio, oppure in una selva di pale di ferro, per la gioia degli ambientalisti "duri e puri". O forse no, sarebbe molto più comodo, continuare ad acquistare l'energia elettrica dalla Francia, prodotta con centrali nucleari a pochi kilometri dai nostri confini, l'importante però è che siano di là...o acquistarla dalla Germania, pagandola due volte, perchè frutto della combustione dei rifiuti campani, che noi stessi spediamo con tante grazie e tante scuse.
Berlusconi l'altro giorno era in Libia, non era una visita di cortesia, stava svolgendo uno dei compiti più ingrati che potesse toccare a un politico: scendere a compromessi con una persona che ha fatto del petrolio, del gas e della disperazione di altri popoli le armi del proprio ricatto. Ma il tempo stringe, i rigurgiti di guerra fredda mettono a rischio le forniture di gas dalla Russia e il gas libico entro poco tempo potrebbe costare molto, molto di più di oggi, anche in termini di vite umane.

Enrico Belletti

mercoledì 27 agosto 2008

Rimini 25 agosto, Assemblea nazionale di Rete Italia



Qualunque militante, appassionato, simpatizzante del centro-destra (anche se non si dice più...) lunedi sera a Rimini avrebbe percepito un sussulto percorrere il proprio corpo. All' Assemblea nazionale di Rete Italia sembrava di assistere dal vivo a una adunanza del Consiglio dei Ministri.
La qualità di un incontro pubblico, chiaramente, non si misura dalla quantità dei relatori ma dal contenuto dei loro interventi, da ciò che comunicano alla platea, non solo verbalmente.
Presenti alla serata erano il Ministro della Giustizia Alfano, la Ministra dell'Istruzione Gelmini, il Ministro del Lavoro Sacconi, Maurizio Lupi (Vicepresidente della Camera), Roberto Formigoni (Presidente della Regione Lombardia), Mario Mauro (Vicepresidente del Parlamento europeo), Gianni Alemanno (febbricitante) (Sindaco di Roma) e uno stuolo di sottosegretari in prima fila.
Di convegni politici ne ho visti e ascoltati molti ma questo, sono sicuro, rimarà impresso nella mia memoria, indelebile. Merito anche del "moderatore" d'eccezione Maurizio Lupi che ha saputo, dimostrando notevoli doti di ironia, rendere il dibattito particolarmente allegro e conviviale.
Poche battute ciascuno, il tempo passa in fretta, gli ospiti sono molti, il pubblico è avido di sapere, di conoscere come e quando nascerà quel bambino che ancora prima di venire alla luce ha già fatto tanti miracoli, solo il nome è certo: si chiamerà PDL.

Enrico Belletti

martedì 19 agosto 2008

L'estate portuense è a misura di partito (democratico)

Dopo aver trasformato Portomaggiore in un immenso cantiere a cielo aperto, creando indubbie problematiche alle attività portuensi del centro città, già in difficoltà a causa della non rosea economia locale, l'Amministrazione comunale ha dimostrato, ancora una volta, di pensare prima di tutto agli interessi propri e del partito di cui è espressione.
Il calendario degli eventi pubblici di intrattenimento estivi patrocinati dall'Assessorato alla cultura e dalla Pro loco, infatti, è stato fatto terminare il 30 luglio, data ben lontana dalla fine dell'estate e casualmente, proprio in coincidenza con l'inizio della festa, che, sotto mal celate spoglie, rappresenta una delle maggiori fonti di introiti del Partito Democratico portuense.
Dal 1 al 17 di agosto nessun evento che potesse distogliere l'attenzione dei portuensi dalla kermesse Festissima (ex Festa de L'Unità) è stato previsto o organizzato dal Comune e dall'ente turistico locale diretto da Alessandro Taddia già ex assessore della Giunta Barbieri.
La salute delle attività commerciali,
lo svago, le opportunità di fare e vivere la Cultura da parte dei cittadini, lo sviluppo economico dell'intero paese sono stati monopolizzati e messi in secondo piano di fronte alle esigenze del partito di "far cassa" dimenticando, come sempre, che il partito di maggioranza non rappresenta la maggioranza dei cittadini.
Mi auguro che questi comportamenti dell' Amministrazione di sinistra, subdoli quanto maldestri, cessino definitivamente e che Barbieri decida di essere il Sindaco di tutti e non solo di chi lo vota e di chi sostiene economicamente il suo partito.

Per il Circolo della Libertà

Enrico Belletti.

BRAMBILLA: "I CIRCOLI PROSEGUIRANNO IL LORO PERCORSO NEL PDL"

"Nessun ritardo di Forza Italia nel processo di costituzione del partito unico". Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario con delega al Turismo, risponde così al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, secondo il quale la "macchina organizzativa più pronta ad accelerare è quella di An". La fondatrice dei Circoli della Libertà, da anni al fianco del Cavaliere, non vede "sostanziali discrepanze" tra i partiti del centrodestra. Ed è pronta a scommettere sulla "solidità" della leadership berlusconiana, anche ora che si comincia a parlare di successione.
È vero, come dice La Russa, che la macchina organizzatva di Forza Italia fatica ad ingranare in vista del Pdl?
Penso proprio di no. E, sinceramente, non ne sono per nulla preoccupata.
Il clima di fusione tra i partiti del centrodestra è quello che si aspettava un anno fa, alla "rivoluzione del predellino"?
Non vedo tra An e Forza Italia sostanziali discrepanze. E mi sembra che i primi cento giorni di attività di questo governo e di questo Parlamento lo dimostrino ampiamente.
Lo Statuto del Pdl è in cantiere, ormai non si torna indietro. La nuova struttura del partito unico la soddisfa?
Non si è mai avuto in Italia un partito che, in così poco tempo, sia riuscito a realizzare risultati elettorali altrettanto vistosi e significativi.
Berlusconi sostiene che tutte le cariche "dovranno essere elette democraticamente", quindi con delle primarie. An non è d'accordo. Lei che ne pensa?
Il dna del Popolo della Libertà è quello di un partito che, più di qualsiasi altro prima d'ora, ha saputo dar voce ai cittadini. Ne consegue che anche i suoi rappresentanti dovrebbero essere eletti democraticamente.
Ultimamente si è parlato della successione a Berlusconi nella guida del centrodestra. Chi sarà, secondo lei, il futuro successore? Uno tra Tremonti, Formigoni e Fini?
La Fantapolitica è un gioco che mi ha mai entusiasmata. E poi mi pare che i consensi ottenuti da Berlusconi, anche nei sondaggi, tolgano ogni dubbio sulla solidità del suo premierato. Il resto sono soltanto chiacchiere.
Berlusconi ha pubblicamente detto che "in questo governo si diverte di più". Lei che lavora a stretto contatto con il Cavaliere, sa dirci come sta affrontando questi primi mesi di governo?
Non lo chiamerei tanto divertimento quanto grande soddisfazione per aver finalmente messo insieme in Parlamento una maggioranza che, in così poco tempo, è stata già in grado di produrre leggi e riforme di rilevante importanza. Nessun altro, prima d'ora, c'era mai riuscito.
A settembre è in programma un piccolo rimpasto. Si parla di una sua promozione a ministro...
Se andrà a leggersi il decreto che fissa poteri e competenze del mio sottosegretariato, capirà che non è certo la divisa di ministro che oggi mi manca per espletare al meglio le mie funzioni. Comunque, non spetta certo a me prendere decisioni del genere.
Pensa che ministri e sottosegretari che sono parlamentari dovrebbero dimettersi dal doppio incarico?
Penso che ciascuno debba essere libero di prendere la propria decisione.
Torniamo al PdL. Lei è la fondatrice dei Circoli della Libertà. Ora che l'obiettivo del partito unico è
stato raggiunto, che fine fanno i Circoli? Hanno esaurito il loro mandato?
Sarebbe davvero strano che le tantissime persone che hanno tenacemente lavorato per questo obiettivo, scomparissero proprio ora che lo hanno raggiunto. Questo per dirle che i nostri Circoli non solo sono una grande rete, ma stanno dando anche il loro contributo perché il Popolo della Libertà consolidi la sua identità di grande partito che ha saputo gettare le basi per un sostanziale rinnovamento della politica italiana.
Quindi i Circoli non verranno sciolti?
I Circoli della Libertà proseguiranno il loro percorso nel PdL. Mi pare importante sottolinearlo, proprio perché questa è la loro naturale collocazione. E non mancano di certo le adesioni al progetto.
La Tv della Libertà, però, ha chiuso i battenti...
La Tv della Libertà è stata voluta da Berlusconi proprio per dare corpo e dimensioni popolari all'idea di partito che da lì a poco sarebbe stato costituito. E, da questo punto di vista, mi pare che si sia fatto un buon lavoro. In realtà , la tv non chiude. Andrà avanti con le sue trasmissioni, adeguando la linea editoriale al mutato scenario politico. Mi è stato chiesto di continuare ad occuparmene.
Il senatore Marcello Dell'Utri, fondatore dei "Circoli del Buongoverno", in un'intervista al Riformista dice che lei "ottenuta la carica di governo ha mollato i Circoli". Cosa gli risponde?
Alle provocazione del senatore dell'Utri non ho mai risposto e non vedo perché dovrei cominciare a farlo proprio ora.
E a Tremonti vorrebbe dire qualcosa? Di recente, c'è stata una rivolta dei ministri sulla questione dei tagli. Anche lei si mette nell'elenco degli scontenti?
Penso che il ministro Tremonti abbia fatto bene a imporre una Finanziaria più snella, che spalma nell'arco di un triennio quei tagli della spesa pubblica indispensabili per ridurre il debito e per salvare la nostra economia dal baratro. Ed era chiaro che, per raggiungere questo obiettivo, anche i ministeri avrebbero dovuto mettere in conto qualche sacrificio. Certo, mi dispiace che anche il turismo - un settore che oggi attraversa un periodo di crisi - ci sia andato di mezzo. Ma vuol dire che tirerò la cinghia, cercando di far fruttare di più le risorse di cui dispongo.
Come?
Ad esempio, ristrutturando qualche carrozzone come l'Enit che non ha certo ben assolto il ruolo per cui è stato creato. E cioè, portare in Italia nuovi turisti.
Il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, invita l'Udc a sostenere la maggioranza e a entrare a far parte del governo. Condivide questa proposta?
Non mi pare che il PdL, per governare questo paese, abbia bisogno dei voti dell'Udc. Certo è, però, che Casini dovrà pur decidere, un giorno o l'altro, cosa vuole fare da grande. Ma questo è solo un suo problema.
È di ieri la notizia che Berlusconi presiederà il Comitato per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Anche lei ne farà parte. Come lavorerà il Comitato?
L'obiettivo di questo Comitato è quello di pianificare una serie di interventi. Si va dal restauro di importanti sedi culturali al potenziamento dei flussi turistici.
Come l'hanno presa gli esponenti del Carroccio che, come è noto, non amano molto la figura di Garibaldi?
Non mi pare che questo programma di opere e di restauri abbia avuto obiezioni o reazioni negative da parte della qualcuno.

"Libero", Margherita Movarelli,13 agosto

domenica 3 agosto 2008

IL PERCORSO COSTITUENTE DEL POPOLO DELLA LIBERTA’

L’accelerazione data alla semplificazione del quadro politico nazionale con le elezioni di aprile, impone alle forze politiche moderate e riformiste di dare seguito alla costituzione del nuovo partito del “Popolo delle Libertà”.
In proposito però, va fatta una considerazione preliminare, che sembra di per sé ovvia, ma che costituisce elemento di evidente originalità: un partito che non c’e’, o almeno non c’e’ ancora nella sua forma giuridica, aggrega, vince, convince, propone, governa un Paese che vive una delle crisi più difficili dal secondo dopoguerra ad oggi.
Di fronte a questo fenomeno nuovo, le forze costituenti ed alleate, dovranno aprire una seria riflessione che investe, a mio giudizio, tre distinti profili:
1) il modello di Partito che si vuole costruire;
2) il sistema politico nel quale esso dovrà essere collocato e dovrà operare;
3) quali le forze che dovranno interpretare questo nuovo corso;
La risposta a questi tre quesiti presuppone però la riflessione su un tema fondamentale: quale modello di democrazia vogliono veramente gli italiani? quello Parlamentare o quello Presidenziale? Perché al di fuori di questi due modelli, non ne vedo altri! Anzi, la anomalia tutta italiana di questo lungo periodo di transizione politica, che va dalla fine della Prima Repubblica (1992/94), all’attuale tramonto della cosiddetta Seconda Repubblica, e’ stata proprio quella di avere un sistema ibrido, fatto di coalizioni omnicomprensive, costituite da formazioni disomogenee per estrazione culturale ed identitaria; un sistema caratterizzato da una elevata conflittualità all’interno delle stesse coalizioni e con lo strumento indiretto dell’indicazione del premier, per finalità puramente elettorali, senza che al candidato eletto, venissero poi effettivamente attribuiti i poteri previsti nei sistemi presidenziali.
La riflessione ci porta alla lettura della Costituzione, la quale ci impone di seguire il modello della democrazia parlamentare, imperniato sul principio della centralità del Parlamento.
Di qui la necessità, e non solo la opportunità, di costruire un Partito-rete, strutturato sul territorio, che sia capace di catalizzare il consenso intorno a ragioni ideali e politiche, omogenee e condivise. Con il voto del 13 aprile scorso il Popolo italiano ha dato una indicazione chiara:
ha scelto il modello delle grandi democrazie europee, costituito appunto da due formazioni antagoniste attorno alle quali si polarizza la stragrande maggioranza del consenso popolare.
Così il PDL ed il PD hanno raccolto, da soli, ben oltre il 70 per cento dei voti, mentre sono restate escluse dal Parlamento, ad esempio, le formazioni della sinistra radicale e ambientalista, oltre che della Costituente Socialista di Boselli, perché esse non hanno saputo, evidentemente, interpretare le esigenze di larghe fasce della popolazione, peraltro le meno garantite e le più bisognose. Sotto tale profilo non può passare inosservato, perché il dato e’ di per sé eclatante, che alle comunali di Roma, l’On. Alemanno ha raccolto nei quartieri popolari, tradizionalmente di sinistra, più voti del suo antagonista del PD.
Ma il PDL come dicevo, oggi non e’ ancora un Partito e ciò costituisce elemento di precarietà, se non di confusione, nella attuale situazione politica italiana.
Di fronte ad una crisi che e’ diventata crisi di sistema e che attraversa ormai da troppo tempo le strutture politiche, sociali ed imprenditoriali del Paese, non vi e’ altra strada che quella di favorire un percorso costituente del nuovo partito, che sia capace di assicurare governabilità, ricambio della classe dirigente, coesione su temi programmatici omogenei e di ridare autorevolezza al Parlamento.
Perché soltanto un Parlamento autorevole potrà avviare la necessaria ed ineludibile stagione di riforme, per rendere più moderno, più efficiente e più competitivo il nostro Paese.
Per venire al terzo ed ultimo profilo, quello del “chi dovranno essere gli interpreti” della nuova formazione, e’ mia convinzione che elemento imprescindibile debba essere la capacità del nuovo soggetto politico di interpretare le istanze, le sensibilità, le ragioni ideali ed anche le diversità di tutte le componenti, nell’ambito di una organizzazione democratica e sussidiaria.
Un Partito cioè che sia capace di rimettere la Politica al centro del sistema e la Persona al centro della Politica, di confrontarsi sui programmi, di giocare il suo ruolo su temi quali ricerca, innovazione, meritocrazia, solidarietà, pari opportunità, equità sociale, giustizia.
“RINNOVARSI o PERIRE“, dicevano i padri del socialismo riformista.
Ed oggi rinnovarsi significa dar voce ad un Paese che vuole riprendere il cammino della crescita, adeguando i suoi strumenti alle nuove sfide globali di questo secolo, nell’ottica della integrazione, della tolleranza, della pace, della sicurezza.
E per far questo occorrerà costruire una organizzazione capace, sin dall’inizio, di aggregare tutte le componenti politiche (riformiste, moderate, liberali, di estrazione laica e cattolica), tutte le pluralità culturali (nel rispetto delle singole identità), nell’ambito di quel Partito-network che Berlusconi immagina come unico centro di produzione politico-culturale; un po’ sul modello dei partiti anglosassoni ed americani.
Con il voto di aprile gli italiani hanno chiesto chiarezza, linearità, rigore.
Hanno dato fiducia alle formazioni ed ai partiti che hanno sostenuto l’attuale Premier affinché, superate le conflittualità e le contrapposizioni, si governi nella coerenza e nella condivisione dei programmi.
In una recente intervista l’on. Capezzone, portavoce di Forza Italia, ha detto: “Nessuno dovrà sentirsi ospite in questa nuova casa”. Prendo come buon auspicio questa dichiarazione solenne. Se sarà vero lo vedremo a breve. Qualora non lo fosse, ciascuno di noi riprenderà, in autonomia, il suo percorso, forte delle proprie idee.
Ma in questa denegata ipotesi si sarà persa, forse, l’ultima occasione per ridare credibilità a tutto il sistema politico.

Aurelio Pariali
Coordinatore provinciale Nuovo PSI

martedì 22 luglio 2008

Gli statali fanno la voce grossa, ma Brunetta si tappi le orecchie.

Quest’anno è arrivato con un certo anticipo. L’autunno caldo del pubblico impiego che accompagna ormai da anni la stagione della vendemmia e delle castagne, quest’anno è iniziato gia a metà luglio. Complice il provvedimento del Governo che introduce alcune disposizioni di limitazione della spesa per “redditi da lavoro dipendente” (come si chiana in gergo le spese per le retribuzioni del personale pubblico). Due sono le pietre dello scandalo che hanno fatto esplodere la polemica in questo caldo fine settimana estivo.

La prima è la supposta decurtazione di 400 milioni dello stanziamento che dovrà servire a finanziare il prossimo rinnovo contrattuale del biennio 2008 – 2009. In questo caso si tratta di una polemica pretestuosa. In realtà, il fondo appostato dal Governo nel decreto di anticipo della prossima manovra finanziaria all’esame del Parlamento non riguarda unicamente le spese per il prossimo rinnovo contrattuale. E quindi non è possibile sapere se il taglio riguardi o meno tale voce di spesa. In ogni caso è noto a tutti che, ai sensi dell’attuale legislazione, solo la legge finanziaria potrà appostare le risorse per tali rinnovi contrattuali. In realtà, dietro le proteste sindacali si nasconde la speranza di rimettere in discussione la scelta del Governo che ha deciso di ancorare la percentuale di aumento dei prossimi contratti nazionali al tasso di inflazione programmata per il 2008 e 2009 (1,7% - 1,5%). Si tratta di una scelta del tutto in linea con lo schema dell’accordo Ciampi, ove si consideri che gran parte dello scostamento fra l’inflazione programmata e quella effettiva dell’ultimo anno deriva dall’andamento del prezzo di materie prime importate e come tale non rientra nel meccanismo di recupero previsto dal medesimo accordo. E ove si consideri che negli ultimi sei anni l’andamento delle retribuzioni del settore pubblico è stato quasi doppio rispetto all’andamento dell’inflazione (dati ARAN – ISTAT). E’ allora, anziché porre apertamente e chiaramente le proprie rivendicazioni (così creando semmai problemi ai colleghi sindacalisti dell’industria e dei servizi), il sindacato come già avvenuto negli anni scorsi (basti pensare alla kafkiana vicenda dei protocolli Nicolais – Padoa Schioppa) solleva un gran polverone sui metodi e sulle procedure sperando alla fine di spuntare qualcosa.

La seconda colpa del Governo sarebbe una sforbiciatina ad alcune leggi che negli anni scorsi hanno riconosciuto benefici aggiuntivi ad alcune categorie di pubblici dipendenti, attraverso la cosiddetta contrattazione integrativa. Ma anche in tal caso la reazione sindacale appare fuori luogo. Sia perché l’ammontare dei tagli è modesto ed inciderà poco sugli aumenti riconosciuti dai contratti integrativi (la gran parte dei quali prevede benefici che attraverso le c.d. progressioni di carriera vanno a far parte del trattamento fisso del dipendente). Sia perché si tratta di un intervento su un settore – la contrattazione integrativa – che rappresenta il vero punto dolente del pubblico impiego. I dati sono chiari, mentre gli aumenti riconosciuti dai contratti nazionali sono il linea con quelli del settore industriale, è attraverso la contrattazione integrativa che il pubblico impiego spunta percentuali di aumento quasi doppie rispetto a quelle del privato. Il che è paradossale ove si considera che in teoria la contrattazione integrativa dovrebbe servire a remunerare al livello aziendale o territoriale gli aumenti di produttività concretamente misurabili. Ora anche se le migliori menti (giuristi, economisti, scienziati dell’organizzazione) si sono cimentate nell’impresa, fino ad oggi nessuno è riuscito a costruire un metodo affidabile e maneggiabile per misurare la produttività delle organizzazioni pubbliche. Ciononostante la contrattazione di secondo livello (che dovrebbe premiare gli incrementi di produttività) copre non oltre il 30% dei lavoratori privati (con percentuali medie di aumento piuttosto modeste) ed il 100% di quelli pubblici (con percentuali di aumento che di fatto raggiungono i livelli di incremento riconosciuti dal contratto nazionale).

La vicenda è illuminante. La contrattazione integrativa, un’innovazione delle relazioni industriali positiva perché finalizzata a legare andamento di salari e produttività, applicata al pubblico impiego si trasforma nel suo opposto. Uno strumento subdolo utile solo per riconoscere aumenti salariali a pioggia, in modo non troppo visibile e sganciato da ogni riferimento alla produttività. Ma purtroppo i responsabili dello Stato, e degli altri enti pubblici, scontano un’irrimediabile debolezza in quanto datori di lavoro. Interessati al consenso politico e non al conto economico della propria azienda, non hanno gli incentivi sufficienti per resistere alla pressione sindacale quanto i datori di lavoro privati. Il Ministro Brunetta sinora ha dimostrato una forte determinazione verso il cambiamento.

Le campagne stampa lanciate sono senz’altro utili a creare nell’opinione pubblica una maggiore consapevolezza, così elevando la capacità di resistenza della politica nei confronti dell’abbraccio mortale con il sindacato del pubblico impiego. Ma non bastano le campagne di stampa. Se non si interviene rapidamente sui meccanismi che governano tale settore, ben presto anche il volenteroso Ministro Brunetta sarà risucchiato nelle sabbie mobili dell’avanguardia proletaria del XXI secolo: il sindacato del pubblico impiego.

lunedì 23 giugno 2008

Perchè è stato giusto abolire l'ICI sulla prima casa

Pagare le tasse è un dovere civico (oltre che giuridico), è la contropartita dell'esercizio dei nostri diritti, dei servizi pubblici di cui usufruiamo nella vita quotidiana, l'istruzione, la sicurezza, la viabilità, la sanità e l'elenco potrebbe continuare a lungo, ma quando questo rapporto di “dare-avere” tra cittadino ed ente pubblico perde di equilibrio e ragionevolezza a scapito del primo si rischia di ingenerare quell'odiosa pratica del “tassa e spendi”, tanto cara a questa amministrazione, che ha spesso, come effetto ultimo, sprechi di denaro pubblico e gravi carenze nei servizi ai cittadini.

L'ICI è un'imposta locale introdotta nel 1993 che non colpisce solo la proprietà immobiliare ma anche coloro che godono del bene senza esserne i proprietari (es. usufruttuari, comodatari), è inoltre un'imposta “cieca” e assolutamente priva di proporzionalità in quanto colpisce le persone e non i redditi, è un'imposta profondamente ingiusta perchè penalizza chi, con tanti sacrifici, ha contribuito, edificando, a rendere Portomaggiore un “vero Paese” , inoltre incide su un bene di indubbio rilievo costituzionale come l'abitazione principale, che, al contrario di ciò che è accaduto negli ultimi 15 anni andrebbe tutelato e incentivato.

Nonostante i timori del Sindaco Barbieri di perdere importanti risorse economiche, ingenerati dalla consapevolezza di aver sempre tenuto una politica della massima tassazione possibile, l' abolizione dell'ICI sulla prima casa è un'operazione doverosa che non impoverirà gli enti locali perchè lo Stato centrale si farà carico di sopperire alle mancate entrate e che consentirà un importante risparmio per i proprietari di prima casa e un aiuto sostanziale a chi invece si trova a pagare un mutuo per l'acquisto della propria abitazione, spesso attanagliato dall'aumento vertiginoso dei tassi di interesse applicati dalle banche che fino all'estinzione del debito sono le vere proprietarie dell'immobile.

Enrico Belletti

venerdì 23 maggio 2008

Considerazioni politiche sul Bilancio preventivo 2008

La lettura della Relazione del Sindaco al Bilancio preventivo 2008 (che assomiglia molto a un messaggio di propaganda elettorale) denota chiaramente la mancanza di una visione complessiva delle condizioni in cui versa il nostro Comune e di una assenza di una previsione ponderata sui futuri sviluppi di questa situazione. C'è la sensazione che l'attuale amministrazione rifiuti, dolosamente o colposamente, di guardare in faccia alla realtà e ancora una volta dipinga mondi non rappresentativi del vero. Sia chiaro che non è nostra intenzione fare del terrorismo politico, tutt'altro, ma non possiamo accettare che le esigenze e le richieste provenienti dai cittadini vengano accantonate dalla mentalità ottusa e cieca della Giunta Barbieri.


Il Sindaco Barbieri, senza ogni logica, attribuisce la responsabilità delle difficoltà economiche del nostro Comune e del senso di insicurezza sentito dai nostri concittadini all'attacco alle Torri Gemelle, alla guerra in Afghanistan e in Iraq, alla crisi petrolifera, (problematiche già rilevate a livello nazionale dal centro-destra durante la penultima Legislatura e prontamente rinnegate dall'allora opposizione) dimenticando od omettendo fattori ben più rilevanti legati per esempio all'avvento dell'euro nel nostro sistema economico e alla conseguente perdita di potere d'acquisto soprattutto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, individuando, poi, incoerentemente nell'“esplosione del fenomeno immigratorio” prima un elemento problematico, poi una risorsa importante per il paese.


Il Circolo della Libertà di Portomaggiore già durante l'incontro pubblico di presentazione di novembre aveva identificato cinque punti, cinque pilastri, sui quali poggia la propria azione politica:


  • L'immigrazione e la sicurezza

  • La Famiglia

  • Cultura, sviluppo e identità del Territorio

  • Il Lavoro e L impresa

  • I giovani e la scuola


Difficile è tenere separati questi punti uno dall'altro, poiché quasi sempre si compenetrano e si completano uno nell'altro:


La descrizione del Sindaco Barbieri del fenomeno immigratorio come soluzione al progressivo invecchiamento della popolazione portuense ci lascia allibiti. Con tanto di grafico (allarmante) che mostra l'impennata dei flussi dal 2001 al 2007 il Sindaco individua come effetti positivi di tale fenomeno l'aumento della popolazione attiva, il riequilibrio generazionale e gli stimoli al mercato immobiliare, distogliendo lo sguardo di fornte alle diversità socio-cultural-religiose, spesso incolmabili, dei nostri ospiti, che ingenerano ben altre e più gravi problematiche. Solo una esigua parte, infatti, degli extracomunitari regolari residenti in Portomaggiore, lavora nel territorio portuense, riossigenando sì le casse del Comune, con le addizionali comunali all'irpef prelevate dai loro redditi, ma senza alcun effetto benefico per le imprese e gli esercizi commerciali locali, veri motori dell'economia.

L'esistenza di quello che ho definito “circuito economico parallelo”, costituito da quegli esercizi e attività commerciali gestiti da stranieri (call center, bazar-alimentari...) rivolti esclusivamente ad un pubblico di connazionali limita le possibilità di integrazione e crea enormi danni economici al nostro paese, ai quali deve essere sommata anche la “fuga” di ingenti capitali verso i Paesi d'origine.

E' indubbiamente vero che il numero dei reati di indole violenta a Portomaggiore non è preoccupante, ma è anche vero che la percezione della sicurezza tra i cittadini è diminuita vertiginosamente in questi ultimi anni e risposte in questo senso dall'Amministrazione non sono state date. A contribuire all'accentuarsi di questa sensazione sono, poi, le dichiarate intenzioni di apertura totale e incondizionata a quel “nuovo”, che a nostro avviso rappresenta anche l'oscuro. Il desiderio smodato dell' Amministrazione di confrontarsi con questa realtà non rispecchia, invece, le priorità e le esigenze dei portuensi che chiedono meno tasse, una migliore sanità, più lavoro e più imprese, una viabilità dignitosa, ma anche misure che tamponino il fenomeno immigratorio: controlli più rigorosi mirati al contrasto dell'immigrazione clandestina, controlli igienico-sanitari e sul rispetto degli orari delle attività commerciali.

Abile è stata l'Amministrazione Barbieri in questi anni a creare l'immagine di un'opposizione razzista e xenofoba, senza però pensare che l'applicazione di una politica del controllo e dell'intransigenza (verso tutti) mira proprio a tutelare quei cittadini, anche immigrati, che vogliono vivere a Portomaggiore rispettando le leggi e le regole di civile convivenza. Al contrario è stato applicato lo slogan impraticabile e demagogico dei “diritti per tutti” senza considerare che dietro ad ogni diritto deve necessariamente esistere un dovere, come altra faccia della stessa medaglia e la “svendita” del diritto rappresenta la sua stessa negazione. Fa piacere, però, rilevare che la Giunta abbia posto in essere alcuni correttivi anche sulla base di nostre proposte, come la sospensione della distribuzione dei c.d. buoni spesa e la loro conversione in parziale pagamento delle utenze domestiche.


Allarmante, invece, è la valutazione delle voci di entrata. È lo stesso Sindaco a dire che il Comune di Portomaggiore basa i propri introiti quasi esclusivamente sulla tassazione (sarebbe più corretto dire spremitura) dei cittadini lavoratori, soprattutto dipendenti e pensionati, titolari di immobili e sulle “elemosine” della Comunità Europea. Dalla Relazione risulta chiaro, invece, la totale assenza di un piano di rilancio e di valorizzazione dell' impresa portuense e la Bretella, che doveva essere finalizzata alla creazione di un nuovo polo industriale, si è rivelata solo una cattedrale nel deserto.


La riqualificazione del territorio e la sua espansione, oggetto di vanto, non è di certo opera di questa Amministrazione ma dell'iniziativa di privati che accollandosi costi e rischi hanno deciso di investire importanti risorse economiche. Anzi le casse del Comune ne hanno spesso solo beneficiato, rimpinguandosi grazie al versamento di esosi oneri di costruzione che chi costruisce deve sostenere, senza nemmeno dare in contropartita servizi e collegamenti viari accettabili.

giovedì 15 maggio 2008

La buona occasione perduta di Barbieri.

Questo post vuole essere una risposta alle dichiarazioni provenienti dal Sindaco di Portomaggiore Gian Paolo Barbieri e comparse sul Resto del Carlino il 13 maggio 2008.

L'artifizio retorico usato dal nostro Sindaco di parlare del collega veronese per rivolgersi ed accusare indiscriminatamente l'area politica dell' opposizione portuense è quanto meno subdolo. Non mi pare che nessun politico riconducibile al centro-destra si sia sottratto da critiche (spesso e giustamente anche molto dure) in merito ai fatti deplorevoli accaduti la settimana passata a Verona. Premesso che nessuno è detentore di una verità certa e indiscutibile (nemmeno Lei signor Sindaco) e che la vita di una persona (per chi ci crede) non può essere oggetto di valutazione, ma ha un valore unico e altissimo che deve sempre e in ogni caso essere protetto, (anche se non sempre è stato così, ricorda il detto "Uccidere un fascista non è reato?") credo che sia opportuno innanzitutto consentire alle autorità di Pubblica Sicurezza di svolgere le opportune indagini, non tanto sulla responsabilità degli autori del reato, che appare ormai certa, quanto sulle reali motivazioni che hanno condotto ad atteggiamenti simili (in gergo si parla di movente), che non necessariamente è espresso sotto forma di simbolo politico.
Dispiace rilevare che il messaggio che con la Sua lettera ha cercato di far passare sia molto meno nobile di quel che vuol far sembrare e anzi, è esempio evidente della reale provenienza di quella cultura dell'odio del diverso di cui Lei parla. Credo che di fronte alle Sue affermazioni aberranti e tendenziose e al Suo modo di far politica molti cittadini di Portomaggiore si sentano "diversi". Diversi perchè trascurati da un'amministrazione sorda e lontana anni luce dalle loro reali problematiche quotidiane, diversi perchè considerati spesso solo come fonti di reddito da prosciugare.
Su una cosa però sono d'accordo con Lei, che chi amministra scriteriatamente un territorio debba assumersene le responsabilità, responsabilità politiche innanzitutto, ma anche (se non chiedo troppo) morali.
Attraverso la Sua lettera fa trasparire anche il timore che a Portomaggiore vengano organizzate delle ronde come se i cittadini portuensi non avessero di meglio da fare durante la notte, per esempio dormire, possibilmente tranquilli. Anche se quella tutela del nostro territorio di cui Lei parla, purtroppo, non c'è perchè a causa della dissennata politica del governo Prodi il Nucleo Operativo Radio Mobile di Portomaggiore si trova a dover coprire, con un unico mezzo, una zona di controllo che comprende i Comuni di Migliarino, Migliaro fino a quello di Argenta.
Come vede il dire e scrivere o meno delle sciocchezze non è un concetto assoluto e se davvero ha a cuore la sicurezza e il benessere dei suoi concittadini contribuisca davvero, per quel che può, a far sì che questi preconcetti ormai vecchi e logori vengano definitivamente superati, insieme...come diceva il suo nuovo leader...si può fare...

Per il Circolo della Libertà di Portomaggiore

Enrico Belletti

mercoledì 14 maggio 2008

Noi siamo diversi

Silvio Berlusconi dopo la scelta dei Ministri e dei Sottosegretari inizia a riordinare le carte per cominciare a trattare i vari punti del programma che corrispondono ad altrettante problematiche del nostro Paese. Per fare questo, è stato detto fin da subito, è necessario un impegno bipartisan. Fedele agli impegni presi in campagna elettorale il neo Presidente del Consiglio tenta di coinvolgere anche l'opposizione, la quale, (per lo meno coloro che che appartengono al PD), pare abbia risposto positivamente. Vorrei sottolineare che i problemi e le difficoltà della nostra Nazione non sono molto diversi (magari solo aggravati) da quelli che ci attanagliavano due anni fa, ma allora, nonostante la "vittoria" risicata del sinistra-centro, ad una nostra proposta di collaborazione ci fu sbattuta la porta in faccia, con molta supponenza, da una maggioranza forse già preda dei ricatti dell'ala estremista della sinistra.
Ma noi con spirito eminentemente cattolico e di abnegazione verso lo Stato e ora che la sinistra massimalista è fuori dal Parlamento siamo andati oltre. Questo innanzitutto ci differenzia da loro. Il nostro obiettivo non era vincere le elezioni ma contribuire a risolvere i problemi dell'Italia. Per noi la vittoria non è un obiettivo ma un mezzo che può essere anche condiviso con chi, nonostante appartenga all'altra parte politica, decide di impegnarsi nella risoluzione di questi problemi.
Mi auguro che questa rinnovata filosofia e questa (speriamo sincera) apertura mentale dei componenti del PD sia condivisa e abbracciata anche dal nostro Sindaco e dalla sua Giunta, che fin'ora però, si sono dimostrati solo chiusi e autoreferenziali, prevenuti e supponenti nei confronti delle minoranze comunali. Vero è che chi agisce in prima persona poi si assume anche le responsabilità del proprio operato, ma non sarà nostra soddisfazione solo poter dire "Avevamo ragione" se Portomaggiore, come sta succedendo, cadrà in declino.

Enrico Belletti

domenica 11 maggio 2008

Comunicato stampa

A seguito della riunione di Martedi 6 maggio il Circolo della Libertà di Portomaggiore ha definito al proprio interno le cariche che vanno a comporre il direttivo dell'associazione portuense.
Confermato alla presidenza Alberto Vacchi, Vicepresidenti Enrico Guidi ed Enrico Belletti, Segretario Alessandro Vacchi, responsabile del settore cultura-eventi Gianluca Lombardi, addetto alle Relazioni e allo Sviluppo Paola Galeazzi, ai Rapporti con i media Cristina Montanari.
Il Circolo della Libertà di Portomaggiore è parte integrante del progetto finalizzato alla costituzione del partito del Popolo della Libertà ed è aperto al confronto con tutte le formazioni politiche e associazioni portuensi, mentre ha già avviato collaborazioni con soggetti politici anche al di fuori del territorio comunale. La discussione sul Bilancio comunale che avverrà nel mese di giugno sarebbe un'ottima occasione per condividere idee e progetti con i gruppi consiliari rappresentativi della minoranza.

venerdì 9 maggio 2008

Con il giuramento di ieri il governo Berlusconi comincia la sua nuova avventura. Per poter lavorare a pieno ritmo mancano ancora le nomine dei viceministri e dei sottosegretari, che avverranno lunedì. A seguire ci sarà poi la scelta delle presidenze di commissione della Camera e del Senato. A quel punto, al massimo entro due settimane, Governo e Parlamento potranno lavorare a pieno regime.

Nel frattempo però il nuovo governo Berlusconi non resterà con le mani in mano. Ci sarà come promesso il primo Consiglio dei Ministri operativo a Napoli con le prime decisioni in tema di rifiuti, saranno ultimati i primi decreti e disegni di legge con le nuove misure per la sicurezza dei cittadini, con l'abolizione integrale dell'ICI, con gli interventi per aumentare i salari dei lavoratori. Sarà l'inizio di un cammino riformatore che nei prossimi cinque anni deve tirare fuori l'Italia dalla situazione in cui si trova. Il governo e la maggioranza faranno la loro parte ma avremo bisogno di non essere lasciati soli dai nostri sostenitori, specie nei momenti difficili, che, come in tutte le imprese umane, non mancheranno di capitare.

Da comunicazione dell' On. Antonio Palmieri

lunedì 5 maggio 2008

Finito l'ostruzionismo dei comunisti cominciano i ricatti della Libia.

Hanno creato scalpore in (quasi) tutto il mondo politico le recenti dichiarazioni di uno dei figli di Gheddafi che dalla Libia ha minacciato senza mezzi termini il nostro Paese e le nostre istituzioni promettendo ripercussioni pesanti nel caso che il Presidente Berlusconi nominasse Calderoli tra i suoi Ministri. Il tutto si riferisce a quanto accaduto qualche anno fa quando l'allora (già ministro) Calderoli aveva mostrato al telegiornale una maglietta raffigurante Allah e ritenuta denigratoria della religione islamica (come se la reazione avuta poi dai fedeli, che presero a sassate l'ambasciata italiana, fosse stata di minor tenore).
Certo che da un dittatore non ci si possono aspettare lezioni di senso democratico e diritto internazionale ma minacciare uno dei principali acquirenti delle proprie fonti energetiche non è un atteggiamento molto furbo.
Per fortuna anche la Lega Araba ha preso le distanze da queste dichiarazioni, mentre l'Ucoi, pur condannando il gesto sembra minimizzare sulla gravità. Condannda anche dagli esponenti del Governo italiano uscenti, tranne che dai comunisti (che probabilmente devono ancora digerire la mazzata elettorale) i quali attraverso Rizzo giustificano le posizioni del figlio del dittatore come un giusto sfogo a una satira troppo pungente.
Questo purtroppo è il prezzo (oltre a quello economico) che deve pagare un'Italia dipendente dal petrolio e dal gas naturale. Trovare fonti alternative che consentano di soddisfare il fabbisogno energetico italiano è importante non solo per risparmiare ingentissime somme di denaro ma consentirebbe anche di evitare ricatti di bassa leva come questi che si esprimono anche attraverso il mercato degli immigrati il cui porto di partenza sono proprio le coste libiche.

Enrico Belletti

martedì 29 aprile 2008

Crollato il modello Roma: ora Alemanno deve ricostruire

Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Una vittoria sulla quale appena un mese fa veramente in pochi avrebbero scommesso. Fin dal primo scrutinio di appena cinquanta sezioni su 2600 si era definito il risultato. Alla fine il distacco è stato addirittura di centoventimila voti: più di sette punti percentuali.

Una dura lezione alla iattanza con cui il centrosinistra ha condotto la campagna elettorale in queste due settimane tra il primo e il secondo turno. Per capire a che livello fosse arrivata la presunzione degli sconfitti basta risentire la sicumera con cui Rutelli diceva: "Alemanno deve recuperare ottantaduemila voti. Uno stadio, una città di medie dimensioni". Oppure: "Consiglio ad Alemanno di accettare quel posto da ministro che gli hanno promesso!". O ancora l'icona della romanità de sinistra, Sabrina Ferilli, che all'ultimo comizio con Rutelli e Veltroni, ha detto col suo accento poco romano e molto di Fiano: "A gonfronto con questa ggente della destra che si candida a governare Roma anch'io me sento Schopenhauer".

I romani hanno detto stop al modello Roma di cartone, fatto solo di quinte sceniche, preparate per una rappresentazione dietro la quale la città stava agonizzando, sfuggita completamente al controllo dell'amministrazione. I cittadini hanno investito in uno schieramento che ha sempre privilegiato la concretezza amministrativa alle paillettes da tappeto rosso.

Ora comincia una stagione nuova nella quale il neosindaco non dovrà avere timori reverenziali, nè ovviamente dar seguito a rese dei conti. Ma d'altra parte Alemanno l'ha chiarito subito. Si tratterà di rimboccarsi le maniche per affrontare con impegno e rigore le emergenze della Capitale. Prima di tutto la sicurezza. Che non vuol dire lanciare, come ha cercato di contrabbandare il centrosinistra, un'assurda caccia all'extracomunitario, ma far tornare il dominio della legge: chi commette reati va in galera e ci rimane fino all'ultimo giorno di pena.

Siccome, al di là del buonismo e degli slogan della "città dell'accoglienza", la realtà delle statistiche ci racconta che la maggior parte dei reati sono commessi da cittadini stranieri, evidentemente si dovrà dar seguito a quegli allontanamenti che non si sono compiuti in questi anni. In tutte le città d'Europa, amministrate da destra e sinistra, non si hanno complessi nel far rispettare la legge, nel chiedere conto a chi vaga senza fissa dimora.

A Roma invece in questi anni si è sempre ritenuto che pretendere il rispetto, anche da parte degli extracomunitari, degli stessi doveri che si chiedono agli italiani fosse una misura liberticida, in sintesi fascista. Poi si è capito che stava per esplodere la pentola, ma evidentemente i romani non sono scemi. Si sono ricordati che fino a un anno fa Veltroni definitva Roma la città più sicura d'Europa.

Un'altra emergenza per Alemanno sarà il decoro e la manutenzione ordinaria delle strade. Rutelli ha tentato di recuperare, facendo promesse di efficienza e cercando di distaccarsi dal suo predeccessore, troppo occupato con i grandi eventi per occuparsi di cose così umili. Ma non è bastato.

Alemanno ha detto nel primo confronto televisivo una verità semplice che evidentemente ha risuonato nelle orecchie di chi lo ascoltava: "Vedete, al di là di tutto, Rutelli ha un problema: lui il sindaco di Roma l'ha già fatto e per ben sette anni. Dunque alcune delle promesse che fa oggi risultano poco credibili. Chiunque può chiedersi come mai non ha fatto tutto questo quando era sindaco?".

Un altro intervento prioritario sarà certamente rimodulare quel Piano Regolatore Generale che Veltroni ha varato a tutto vantaggio dei grandi costruttori. Un intervento doveroso per fronteggiare l'emergenza abitativa, ancora grave nonostante la grande crescita di costruzioni di questi anni. Il Piano veltroniano ha messo a rischio l'Agro romano in modo inaccettabile - un patrimonio paesaggistico che nessuno, neanche i palazzinari degli anni Sessanta, si era sognato di intaccare a tal punto - senza intercettare la carenza di case per le categorie più deboli.

Governare una città come Roma è difficile, molto difficile. Riteniamo Alemanno una persona molto concreta e avveduta. Dunque confidiamo che saprà dotarsi di tutte le professionalità necessarie per fronteggiare l'immane lavoro che lo attende. Professionalità interne all'amministrazione capitolina, ma anche esterne. L'importante sarà non cadere nell'ideologia uguale e contraria a quella secondo la quale gli esterni sono sempre meglio.

Roma ha bisogno di un grande piano di modernizzazione e di riqualificazione: un progetto che ne ridefinisca e ne recuperi l'identità, in questi anni sempre più offuscata in ossequio a una presunta veste internazionale, in realtà molto provinciale.

Certamente la collaborazione con il Governo nazionale di Berlusconi consentirà al nuovo Sindaco di avere le risorse necessarie per dare a Roma tutte le infrastrutture di cui ha bisogno, magari attuando pure quel federalismo fiscale di cui ha parlato in campagna elettorale, per entrare, stavolta sì non solo a parole, nel novero delle grandi capitali europee.

martedì 22 aprile 2008

Come sarebbe uno Stato meno laico?

Il principio di laicità dello Stato è un elemento fondamentale della nostra Costituzione. Quella che a noi sembra una distinzione di funzioni ovvia tra potere temporale e potere spirituale al fine di mantenere ognuno (il rappresentante dello Stato e il Papa) la propria autonomia decisionale non è sempre stata così pacifica. L'inserimento di questo principio nella Costituzione del '48 ha avuto proprio lo scopo di ovviare a prese di posizione poco chiare e spesso opportunistiche (da entrambe le parti) in epoca fascista. Nel 1929 la sottoscrizione dei Patti Lateranensi che fondava lo Stato della Città del Vaticano e riconosceva l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede aveva in realtà scopi occulti: il desiderio del Duce di avere l'appoggio del Pontefice e dei suoi fedeli nella scalata al potere e la preoccupazione del Papa verso l'espansione della cultura marxista-comunista, atea e anticlericale che poteva essere contrastata solo da uno Stato forte e autoritario.
Nel 1947 grazie alla presenza di alcuni esponenti vicini all'area cattolica all'interno dell'Assemblea Costituente riescono a vedersi riconfermati nella Carta i privilegi e i vantaggi economici ottenuti con i Patti del '29, ma nessuna ingerenza nella politica dello Stato.
Sono trascorsi ormai 60 anni dall'entrata in vigore della Carta Cotituzionale e molto è cambiato nella nostra società. Decenni di "dominio rosso" hanno relegato il pensiero e la morale cattolica a poco più che un fastidio per chi era al Governo e il Papa a una scomoda presenza da sopportare.
Ma cosa significherebbe oggi avere uno Stato un pò meno laico? Certo le prime questioni sulle quali ci troveremmo a discutere interesserebbero i c.d. "temi etici", aborto, fecondazione, assistita, ma dovremmo anche mettere in discussione di nuovo il divorzio.
Credo, però, che una presenza più effettiva ed incisiva della Chiesa Cattolica possa essere, oggi come in passato, di supporto allo Stato nel tentativo di risolvere problemi comuni come la presenza sempre più massiccia e preoccupante di immigrati di religione musulmana, i quali, come è risaputo, collocano le leggi dello Stato in una posizione subordinata rispetto ai precetti della loro religione. Di fronte a leggi di ispirazione divina possono solo tipologie di disposizioni analoghe. Troppe volte il nostro Stato si è dimostrato carente e assente sia nel versante normativo sia dal punto di vista dell'applicazione delle leggi in materia di sicurezza e, a mio avviso, in questo caso, a uno Stato debole deve sostituirsi una Fede forte.

Enrico Belletti

venerdì 18 aprile 2008

yes, week end


Per le singolari coincidenze della storia, oggi ricorre il sessantesimo anniversario della vittoria elettorale del 1948, giorno in cui la DC di De Gasperi, con il concorso dei partiti laici, sconfisse la sinistra socialista e comunista.

Quella fu una vittoria clamorosa, l'inizio di un cammino di libertà e di progresso che portò l'Italia in pochi decenni a diventare uno dei paesi più importanti del mondo. Dopo la nostra altrettanto clamorosa vittoria di lunedì, ora tocca noi la responsabilità di avviare un periodo di buon governo e di riforme che facciano ripartire l'Italia e la rimettano al posto che le spetta, in Europa e nel mondo.

Come il presidente Berlusconi ha ribadito più volte, siamo consapevoli del duro compito che ci aspetta. Lo svolgeremo mettendocela tutta, sapendo di poter continuare a contare sul supporto di persone come te. QUesti sono ancora i giorni della soddisfazione per il risultato ottenuto insieme: per condividere on line il ringraziamento per il sostegno puoi usare la cartolina che trovi qui http://rialzatianchetu.forzaitalia.it/.

Ora godiamoci questo primo fine settimana dopo la vittoria. Da lunedì si torna in pista...


on. Antonio Palmieri